Lista 'Buoni e Cattivi' alla NATO: Washington punisce gli alleati che dicono no alla guerra in Iran
Secondo quanto riportato da POLITICO il 22 aprile, i funzionari statunitensi stanno stilando quella che i diplomatici definiscono una lista di "buoni e cattivi" che classifica gli alleati della NATO in base al loro sostegno alla guerra israelo-americana contro l'Iran.
La proposta, elaborata in vista della visita a Washington del segretario generale della NATO Mark Rutte questo mese, suddividerebbe gli Stati membri in categorie e delineerebbe le potenziali conseguenze per coloro che si rifiutassero di partecipare a operazioni militari contro l'Iran, secondo quanto riferito da diplomatici europei e da un funzionario della difesa statunitense a conoscenza delle discussioni.
I funzionari hanno descritto l'iniziativa come un sistema di "buoni e cattivi", riprendendo le precedenti dichiarazioni del Segretario alla Difesa Pete Hegseth, il quale aveva affermato che "gli alleati modello che si impegneranno... riceveranno il nostro favore speciale", mentre coloro che non lo faranno "ne subiranno le conseguenze".
La classificazione a livelli della Casa Bianca arriva in risposta al rifiuto degli alleati di partecipare all'"Operazione Epic Fury", con la portavoce Anna Kelly che ha dichiarato che i paesi che ospitano truppe statunitensi "non ci sono stati vicini", avvertendo che "gli Stati Uniti non dimenticheranno".
La NATO si sta dividendo sempre più lungo linee di convergenza con Washington.
La Spagna, insieme a Francia e Regno Unito, è finita nella categoria dei "cattivi" per aver respinto o ritardato le richieste di supporto militare.
Al contrario, si prevede che Polonia e Romania trarranno vantaggio dal sostegno offerto alle operazioni statunitensi e dall'ospitalità fornita alle forze americane: Varsavia si farà carico di gran parte dei costi del dispiegamento delle truppe, mentre Bucarest offrirà un accesso ampliato alle basi. Anche la Bulgaria ha fornito supporto logistico durante la campagna.
Anche gli Stati baltici sono stati considerati "alleati modello" grazie alle loro spese per la difesa costantemente elevate e in linea con gli obiettivi statunitensi.
La proposta consentirebbe a Washington di reindirizzare il dispiegamento di truppe, le esercitazioni congiunte e le vendite di armi verso questi Stati compiacenti, trasformando di fatto la cooperazione dell'alleanza in un sistema di ricompense legato all'allineamento politico.
Dietro le porte chiuse, tuttavia, i diplomatici hanno ammesso l'incertezza su come tali punizioni sarebbero state attuate, con un funzionario europeo che ha affermato che non c'erano "idee molto concrete" su come gli Stati Uniti avrebbero preso di mira i loro cosiddetti "cattivi alleati", avvertendo che opzioni come lo spostamento di truppe verso paesi più favoriti potrebbero alla fine rivelarsi controproducenti, danneggiando gli interessi statunitensi.
Il senatore statunitense Roger Wicker ha avvertito che trattare le alleanze con "derisione" ne mina il valore strategico, mentre ex funzionari si sono chiesti se Washington sia in grado di gestire una frattura più profonda con i propri alleati, soprattutto dopo le pressioni statunitensi sugli alleati della NATO e le ripetute richieste di annessione della Groenlandia.


