Lo spettro che si aggira per l’Europa: Ucraina in default il 30 giugno
Le banche del nostro paese, assieme a quelle austriache, sono tra le più esposte verso Kiev, con Unicredit in testa
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di Eugenio Cipolla
«Nel 2016 l’Ucraina aumenterà le spese per la Difesa. Tutto ciò ci accingiamo a fare in quella sfera sarà unificata con gli standard americani. Quest’anno non lo abbiamo potuto fare per problemi di bilancio». Petro Poroshenko è stato molto chiaro oggi durante l’annuale discorso alla Rada. Il presidente ucraino ha parlato di fronte a un Parlamento gremito e pieno di belle speranze, lanciando anche qualche stoccata al governo guidato da Arsenij Yastenyuk e agli stessi deputati presenti in Aula. «Spesso mi viene chiesto se sono soddisfatto del lavoro del governo. Rispondo di no. Sono soddisfatto del lavoro della Rada? No. Non lo sono, perché la gente non è soddisfatta del nostro lavoro», ha detto il magnate ucraino.
Sul fronte economico, Poroshenko ha assicurato che presto ci sarà «un autunno d’oro, non una primavera russa», ma soprattutto che «l’Ucraina tornerà presto a crescere grazie alla deoligarchizzazione e agli sforzi compiuti in questi mesi». Anche perché, è la convinzione del presidente ucraino, il rischio default è stato scongiurato. «Gli aiuti del Fondo Monetario Internazionale, dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, assieme alle difficili e impopolari decisioni prese negli scorsi mesi, ci hanno permesso di evitare il default».
E’ ovvio che quello di Poroshenko rappresenta un parere più politico che tecnico. Da settimane, infatti, gli emissari del ministero delle Finanze di Kiev sono impegnati a rinegoziare il debito con i creditori stranieri, ma la strada appare in salita. Al momento non è stato trovato alcun accordo. La Franklin Templeton Investements, che detiene oltre il 50% del debito ucraino, ha costituito un vero e proprio blocco, rifiutandosi di rivedere le proprie pretese se Kiev non accetterà le sue condizioni. La ristrutturazione del debito ucraino è dunque a rischio. A niente è servita la legge che permetterà al governo di effettuare una moratoria sul pagamento dei debiti esteri.
L’Ucraina, ingabbiata in una crisi economica senza precedenti e in una guerra senza fine, che costa al Paese 7 milioni di dollari al giorno (due miliardi e mezzo l’anno), è sull’orlo del default. E sarà uno dei più grandi nella storia del mondo non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello sociale. Sotto la pressione di povertà e disoccupazione, stimano diversi analisti internazionali citati dal magazine online EvroSMI, saranno 40 milioni gli ucraini pronti a scendere in piazza. E non per la Nato, non per l’Ue, piuttosto per riprendersi la propria sovranità e la propria vita.
Secondo l’edizione europea di Humanitè, «bisogna riconoscere che la colpa di tutto questo è del Fondo Monetario Internazionle, della Banca Mondiale e dell’Unione Europea, che hanno costretto l’Ucraina a distruggere la vita del 90% delle famiglie, attirandoli nella povertà senza alcuna speranza».
Per l’emittente russa RBC «se i negoziati sulla ristrutturazione del debiti non andranno a buon fine, il Fondo Monetario Internazionale potrebbe rifiutare di pagare la prossima tranche di aiuti da 1,7 miliardi di dollari», rendendo di fatto impossibile al paese il pagamento di stipendi e pensioni. Già il 20 giugno, Kiev dovrà rimborsare una serie di obbligazioni alla Russia, ma attualmente non ha nemmeno una piccola parte del denaro necessario. «Se il governo si rifiuterà di pagare – scrive RBC – dieci giorni dopo per il paese sarà default».
E’ per questo che nelle ultime ore la diplomazia economica europea si è messa al lavoro per cercare una soluzione. L’Ue ha già concesso all’Ucraina un prestito da 1,8 miliardi di euro, oltre a una serie di aiuti per le Pmi dell’ex Repubbica sovietica e un sostanzioso contributo per pagare il gas russo, ma non è detto che basterà. A settembre, Kiev dovrà rimborsare un’altra partita di obbligazioni per 500 milioni e Merril Lynch, uno dei creditori più in vista, ha già fatto sapere che una volta scaduto quel termine, se non sarà trovato un accordo, vorrà indietro fino all’ultimo centesimo.
«Le probabilità di default dell’Ucraina entro un anno sono stimate dai mercati al 57%. Tuttavia, altri economisti hanno alzato la stima al 75%», hanno detto alcuni analisti finanziari interpellati da RBC. Un’ipotesi del genere coinvolgerebbe direttamente sia l’Europa che l’Italia. Le banche del nostro paese, assieme a quelle austriache, sono tra le più esposte verso Kiev, con Unicredit in testa, mentre Berlino rischia poco e niente. Per tamponare questa situazione, l’Ucraina sta accelerando sulla strada delle privatizzazioni a buon mercato. «Il primo ministro Yatsenyuk – ha scritto Forbes – è molto soddisfatto di questo percorso, molte proprietà dello Stato saranno vendute sullo sfondo di questo processo e lui stesso vuole che le società americane partecipino attivamente». La corsa contro il tempo è iniziata e si spera che alla fine si riesca a salvare il salvabile. Quantomeno perché a pagare non siano sempre i cittadini.

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