Lo Stato Islamico si sta finanziando negli Stati Uniti attraverso il sistema dei Bitcoin
Il gruppo esorta a sostenere "un nuovo fronte islamico, negli Stati Uniti e nel mondo"
L'Intelligence israeliana ritiene che lo Stato islamico stia utilizzando il web e Bitcoin per reclutare e raccogliere fondi. Alcune aree non regolamentate del sistema potrebbero infatti essere sfruttate dai terroristi che cercano rifugio nella rete anonima, dicono gli esperti.
Il gruppo esorta a sostenere "il nuovo fronte islamico, sia negli Stati Uniti che nel mondo", e l'analista ipotizza che questo potrebbe essere un indizio di una tendenza tra i terroristi, mentre i social network stanno aumentando i loro sforzi per bloccare le utenze legate al terrorismo.
L'uomo incaricato della raccolta fondi si fa chiamare Abu-Mustafa e scrive: "Molti di noi vivono negli Stati Uniti, e alcuni hanno una posizione rilevante all'interno delle nostre comunità, sia sulla costa occidentale che in quella orientale. Attualmente stiamo lavorando con persone che si sono recentemente convertite all'Islam, e in generale stiamo allenando nostri fratelli a combattere per istituire un nuovo fronte islamico sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo".
"I Bitcoin non sono attualmente regolamentati e penso che potenzialmente i terroristi potrebbero aver trovato uno spiraglio nella corazza, o una lacuna nel nostro sistema normativo che possono sfruttare".
Gurule ha anche sollevato la possibilità che la fonte o le fonti utilizzate nell'articolo di Haaretz - così come la notizia riportata dal giornale pakistano Express Tribune che un comandante dell’Esercito dello Stato islamico avrebbe confessato di aver ricevuto finanziamenti provenienti dagli Stati Uniti - potrebbero aver diffuso false informazioni al fine di creare una falsa pista.
A differenza, di Al-Qaeda, precisa Gurule, lo Stato Islamico è un'organizzazione che si auto-finanzia e la sua principale fonte di finanziamento deriva dalla vendita di petrolio sul mercato nero. L'ISIS riceve anche i soldi dei pagamenti dei riscatti. "L'Isisi non ricorre a fonti esterne di finanziamento", ha detto Gurule.


