Lo stipendio di Brunetta? I problemi sono ben altri nella Pubblica amministrazione

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Lo stipendio di Brunetta? I problemi sono ben altri nella Pubblica amministrazione

 

di Federico Giusti

"Come presidente del Cnel, organo di rilievo costituzionale chiamato a dare voce e rappresentare le parti sociali, non voglio in alcun modo che dall’applicazione legittima di una giusta sentenza della Corte Costituzionale derivino strumentalizzazioni in grado di danneggiare la credibilità dell’istituzione che presiedo e, di riflesso, condizionare negativamente il dibattito politico e l’azione del Governo. Per queste ragioni provvederò a revocare con effetto immediato la decisione assunta in Ufficio di Presidenza, relativa al recepimento".
 
Brunetta fa marcia indietro dopo l'aumento del suo stipendio, lo fa dopo forti pressioni del Governo, sia ben chiaro che stiamo parlando non di furto o di appropriazione indebita ma della applicazione di una Sentenza della Corte Costituzionale che abroga il tetto massimo dei 240 mila euro all'anno per i dirigenti pubblici. Ergo, la sentenza spiana la strada ad aumenti stipendiali per pochi super dirigenti, poi possiamo entrare nel merito di questa decisione giudicandola inopportuna a fronte di contratti nazionali che portano pochi euro e tutti rigorosamente al di sotto del costo della vita. E al contempo è necessario riflettere sui tetti imposti alla spesa di personale che limitano le stesse assunzioni e la soppressione di limiti stipendiali ai dirigenti.
 
Sarebbe anche utile ricordare gli impropri interventi della Magistratura contabile che limitano le progressioni di carriera al 50% degli aventi diritto, se le politiche di austerità sono il faro guida dell'operato Governativo è inammissibile accrescere gli stipendi dei ruoli apicali e non degli altri.
 
La soglia dei 240 mila euro era stata, nel frattempo, adeguata a 255 mila, nei prossimi giorni interverrà la Funzione pubblica con una sua apposita circolare ma il vero problema è rappresentato dalla crescente sperequazione salariale esistente nel paese e nella stessa pubblica amministrazione.
 
Il Governo parla di adeguamenti stipendiali per 12 figure apicali dell’amministrazione, cioè i capi di Stato maggiore di Esercito, Aeronautica e Marina, i capi di Polizia, Carabinieri Guardia di finanza, Vigili del fuoco e Penitenziaria, e i vertici di Consiglio di Stato, Corte dei conti, Cassazione (Il “titolare” del tetto) e giustizia tributaria. Cogliamo la presenza di esponenti delle Forze armata dentro un quadro di crescente diversificazione stipendiale e previdenziale, a chi contestava il doppio registro per civili e militari la risposta era sempre la stessa: siete ideologicamente prevenuti. Nel libro bianco della difesa avevamo avuto un anticipazione di quanto sta accadendo, veniva ipotizzato un anticipo, senza decurtazioni dell'assegno previdenziale, di anni per la uscita dal mondo del lavoro a beneficio dei soli militari (e la ipotesi di una norma specifica in materia di pensioni è tutt'altro che remota), qualcuno ha parlato nel frattempo di misure di welfare solo per gli uomini in divisa. A nostro modesto avviso è del tutto incomprensibile prevedere aumenti stipendiali per alcune figure e non per altre, questo intervento è tanto illogico quanto iniquo specie se avvantaggia i redditi elevati.
Se Brunetta ha fatto marcia indietro altri non seguiranno il suo esempio, gli adeguamenti stipendiali vanno a 12 figure apicali dell’amministrazione ossia i capi di Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia, Vigili del fuoco e Polizia penitenziaria oltre ai capi di stato maggiore dell'esercito e ai ruoli apicali della Magistratura. E tutte queste norme troveremo presto nella riforma della dirigenza pubblica attualmente in discussione al Senato.
 
Intanto, gli stipendi dei dipendenti pubblici italiani sono tra i più bassi nella Ue, medici, infermieri, insegnanti, impiegati di casa nostra portano a casa migliaia di euro in meno all'anno rispetto ai loro colleghi di buona parte della Ue.
 
La erosione del potere di acquisto non viene sufficientemente trattata nel dibattito pubblico, le polemiche dai banchi dell'opposizione sono sterili e incapaci di guardare alla sostanza del problema : miseria salariale nella PA, mancato ricambio generazionale, i pericoli derivanti dalla IA stupidamente rimossi, le crescenti sperequazioni esistenti tra dirigenti e il resto del personale, il trattamento di favore per gli appartenenti alle Forze armate che si prefigura nell'immediato futuro, una sorta di antipasto delle pietanze che il Riarmo Europeo servirà alla tavola degli italiani facendo mancare, giusto a ricordarlo, risorse al welfare e ai territori.

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