L'Occidente trema per gas e petrolio, la Cina dorme sonni tranquilli. Ecco perché
Diversificazione degli acquisti con quasi 50 Paesi, meno dipendenza dal petrolio rispetto ad altri giganti, e una filiera globale che controlla l'80% dei moduli fotovoltaici. Pechino anticipa le crisi invece di subirle
Nonostante le turbolenze internazionali che stanno mettendo a dura prova i mercati energetici – dalla crisi venezuelana al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran - la Cina non si scompone e mantiene la barra dritta. A dirlo è stata la National Energy Administration (NEA) nel corso della consueta conferenza stampa trimestrale, da cui emerge un quadro di sostanziale stabilità e ordine nelle forniture di gas e petrolio per i primi tre mesi dell’anno.
I numeri parlano chiaro. Tra gennaio e marzo 2026, la produzione di greggio nelle imprese al di sopra di una certa dimensione è salita dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre quella di gas naturale è cresciuta del 3%. Persino il carbone, pur dovendo fare i conti con una base di confronto già molto alta nel 2025, ha registrato un timido ma significativo +0,1% nella produzione di greggio grezzo. A fornire i dati è stato Xing Yiteng, vicedirettore generale del dipartimento di pianificazione e sviluppo della NEA, che ha parlato di un sistema capace di assorbire gli shock esterni senza traumi.
Ma ciò che più colpisce è la fiducia con cui i funzionari cinesi descrivono la solidità del sistema energetico nazionale. Zhang Xing, altro rappresentante dell’agenzia, ha risposto a chi chiedeva come Pechino stia gestendo l’emergenza mediorientale - che in molti Paesi ha già innescato rincari e razionamenti - sottolineando un concetto chiave: la resilienza. “La nostra capacità di risposta flessibile ai rischi è in costante miglioramento”, ha affermato, attribuendo il merito a una strategia avviata già dal 2021, con l’inizio del 14° piano quinquennale.
Dietro le quinte di questa stabilità ci sono scelte precise. La prima: investire sull’esplorazione, tenendo la produzione interna sopra i 200 milioni di tonnellate l’anno di greggio - un record - e facendo crescere quella di gas naturale di oltre 10 miliardi di metri cubi all’anno per nove anni consecutivi. La seconda: costruire infrastrutture. Oggi la Cina può contare su oltre 200mila chilometri di oleodotti e gasdotti a lunga percorrenza, e una capacità di ricezione di GNL che supera i 120 milioni di tonnellate annue.
Non meno importante, Pechino ha diversificato le sue fonti di approvvigionamento estero, commerciando idrocarburi con quasi cinquanta Paesi. Un modo per efficace er sfuggire alle destabilizzazioni di certi teatri - come il Venezuela e l’Iran - da parte degli Stati Uniti anche in funzione anti-cinese.
Ma c’è un’altra chiave di lettura, forse la più interessante, offerta da Jin Lei, professore alla China University of Petroleum. Secondo Jin – come riporta il quotidiano Global Times - la Cina gioca su tre assi: una struttura energetica meno dipendente dal petrolio rispetto ad altri giganti, una capacità di bilanciare i consumi tra regioni interne e costiere, e un’accumulazione tecnologica nelle rinnovabili che sta cambiando le carte in tavola. “Sviluppando eolico e solare la Cina ha rotto la dipendenza globale dai tradizionali fossili, trasformando una struttura monolitica in una diversificata. Questo ha aumentato la resilienza dell’intero sistema energetico mondiale”.
I numeri gli danno ragione. Secondo dati NEA ripresi dall’agenzia Xinhua a febbraio, nel 2025 la nuova potenza installata da sole e vento ha superato i 430 milioni di kilowatt, con un balzo del 22% sull’anno prima, un record storico. Così la capacità cumulata di eolico e solare connessa alla rete ha raggiunto 1,84 miliardi di kilowatt, pari al 47,3% del totale installato nel Paese. Per la prima volta, le rinnovabili hanno superato il termoelettrico.
Non solo numeri da primato, ma anche un ruolo da protagonista nelle forniture globali: la Cina produce il 70% delle apparecchiature eoliche mondiali e l’80% dei moduli fotovoltaici, con un rapporto qualità-prezzo difficilmente eguagliabile. Lo ricorda Lin Boqiang, direttore del China Center for Energy Economics Research all’Università di Xiamen, secondo cui “è arrivato il momento che i Paesi di tutto il mondo riconoscano il ruolo fondamentale della Cina nello sviluppo energetico globale”. Parole che suonano come un invito a collaborare, più che a competere.
In un mondo che trema davanti a ogni nuova crisi petrolifera, Pechino prova ad agire in maniera differente: come una potenza che non subisce gli eventi, ma li anticipa.


