L'offensiva di Israele cancella Gaza dalle mappe: rasato al suolo il 90% degli edifici
Una strategia deliberata di demolizione sistematica e sfollamento forzato sta cancellando gli ultimi nuclei abitativi rimasti nella Striscia di Gaza. A lanciare l'allarme è l'ultimo rapporto del Centro per i diritti umani di Gaza, che denuncia un'escalation nelle tattiche di evacuazione coatta e distruzione delle infrastrutture civili da parte delle forze israeliane.
Secondo l'organizzazione, il modus operandi si ripete secondo uno schema preciso: i residenti ricevono telefonate che ordinano l'evacuazione immediata delle proprie abitazioni, pochi minuti prima che queste vengano bombardate o demolite dai bulldozer.
"Gli avvisi telefonici e i decreti di evacuazione non sollevano le forze armate dalla responsabilità legale, né legittimano gli attacchi contro strutture civili", avvertono gli esperti legali dell'organizzazione. "Queste misure agiscono unicamente come strumenti di intimidazione, distruzione di massa e trasferimento forzato della popolazione".
Interi blocchi urbani cancellati: la mappa della distruzione
Il centro documenta che la quasi totalità degli edifici della Striscia di Gaza – circa il 90% del patrimonio immobiliare complessivo – è già stata distrutta o pesantemente danneggiata nel corso del conflitto. Molte delle strutture colpite nelle ultime ore erano già state parzialmente compromesse in precedenti offensive, riducendo al minimo le opzioni di rifugio per le famiglie palestinesi.
Le aree maggiormente sotto pressione nelle ultime settimane includono:
- Gaza Centrale: Una sistematica campagna di demolizione sta colpendo le zone a est dei campi profughi di Al-Bureij e Al-Maghazi, oltre a continue operazioni a est di Deir al-Balah.
- I campi di Nuseirat, Al-Bureij e Al-Maghazi: Le squadre sul campo hanno documentato la distruzione totale di interi blocchi residenziali tra il 20 e il 22 maggio.
- Il Sud della Striscia: Nuove analisi aeree e satellitari confermano la devastazione su vasta scala nei governatorati di Rafah e Khan Younis.
Le immagini ottenute tramite Google Earth Pro mostrano intere sezioni urbane di Rafah e Khan Younis letteralmente ridotte in macerie e cancellate dalle mappe. Tra le strutture non più visibili figurano complessi abitativi, scuole, mercati e centri di servizio essenziali.
Emergenza umanitaria: due milioni di persone senza un tetto
Gli osservatori internazionali sottolineano che non si tratta di incidenti isolati o di danni collaterali, ma di uno schema ricorrente volto a distruggere in modo permanente le condizioni minime necessarie alla vita civile.
Attualmente, circa due milioni di palestinesi vivono in tende di fortuna, tra le macerie o all'interno di scheletri di cemento strutturalmente pericolosi e non idonei all'abitazione. Con le continue demolizioni, lo spazio vitale concesso alla popolazione civile si è drasticamente ridotto: oggi i palestinesi possono risiedere solo nel 35% del territorio totale dell'enclave.
Attivisti e giuristi internazionali avvertono che il progressivo restringimento delle aree di sicurezza potrebbe essere il preludio a piani di espulsione di massa ancora più ampi al di fuori dei confini della Striscia. La portata e la natura sistematica di queste demolizioni, concludono gli esperti di diritto internazionale umanitario, configurano gravissime violazioni delle convenzioni internazionali. Il bilancio umano dell'offensiva ha raggiunto cifre drammatiche: ad oggi si contano circa 73.000 vittime palestinesi e oltre 171.000 feriti.


