L'omicidio Vannini arriva in Parlamento: tutti i lati oscuri di una vicenda che tocca anche i servizi

Marco è morto dopo esser stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco mentre si trovava a casa della propria fidanzata

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L'omicidio Vannini arriva in Parlamento: tutti i lati oscuri di una vicenda che tocca anche i servizi

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Questa è la drammatica vicenda di Marco Vannini, che è stata sottoposta direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Difesa, al Ministro della Giustizia attraverso un’interrogazione a risposta scritta a prima firma Alessandro Di Battista.
 
Solo alcuni giornali e poche trasmissioni televisive si sono occupati del caso che presenta molti aspetti oscuri che vedono coinvolto un sottufficiale della Marina Militare che presterebbe servizio presso il R.U.D. Raggruppamento Unità Difesa (un apparato interforze dello Stato Maggiore della difesa, che ha il compito di occuparsi della vigilanza e difesa delle prime installazioni militari appartenenti ai servizi segreti).
 
Marco era un ragazzo di appena venti anni, morto dopo esser stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco mentre si trovava a casa della propria fidanzata a Ladispoli. Oltre a Marco, dentro casa, si trovavano altre cinque persone: la sua fidanzata, il fratello di quest’ultima, con la rispettiva fidanzata, ed i suoceri.
 
Tutti e cinque risultano indagati dal pubblico ministero Alessandra D’Amore della Procura di Civitavecchia, per concorso in omicidio.
 
Dalle prime ricostruzioni sembrerebbe essere stato proprio il sottufficiale della Marina Militare ad aver fatto partire il colpo d’arma da fuoco: è Antonio Ciontoli, il padre della fidanzata di Marco.
 
Ciontoli riferisce ai magistrati di una tragica accidentalità avvenuta mentre Marco si trovava nella vasca bagno. Ecco il contenuto del verbale dell’interrogatorio: “Ricordo che la pistola mi stava scivolando e afferrandola con l’indice della mano destra premevo con forza la leva di scatto, il grilletto, provocando l’esplosione di un colpo. Il serbatoio era innestato e vi erano all’interno 12 ulteriori pallottole”..
 
Lo stesso Ciontoli ha poi precisato la versione dei fatti, dichiarando di aver commesso una leggerezza e di aver sparato accidentalmente mentre, per scherzo, voleva mettere paura al fidanzato della figlia. Pensava in sostanza che l’arma fosse scarica.
 
Certo è incredibile che sia un militare a parlare in questi termini, a non saper maneggiare un’arma da fuoco, a non accorgersi che la pistola fosse carica di proiettili.
 
Ma la vicenda è ancora più oscura.
 
Come riporta l’interrogazione, dubbi nascono sul luogo dove sarebbe stato colpito Marco, nel bagno di casa dei genitori della fidanzata.
 
Le foto della scena del crimine, mostrate dal settimanale “Giallo” ed anche dalla trasmissione “Chi l’ha visto?”, mostrano che la vasca da bagno è perfettamente pulita e non c’è una sola macchia di sangue né all’interno della vasca, né sui bordi, né sulle mattonelle intorno.
 
Non è plausibile che un ragazzo ferito da un colpo di pistola non abbia perso sangue: ciò significa che o la scena del delitto è stata attentamente ripulita, oppure la pistola ha sparato in un’altra stanza dell’abitazione.
 
Non si comprende, poi, come Ciontoli, che è un militare, possa aver pensato che la pistola fosse scarica, dal momento che con un caricatore dell’arma con 12 pallottole il peso della pistola cambia enormemente.
 
Sulla calibro 9 che ha sparato non sarebbero poi state rinvenute impronte digitali né tracce biologiche; ciò significa che o la pistola dalla quale è partito il colpo è stata perfettamente ripulita o Marco Vannini è stato raggiunto da un proiettile partito da un’altra pistola.
 
L’aspetto più grave della vicenda riguarda, però, l’incredibile (e probabilmente fatale) ritardo con cui sono stati attivati i soccorsi.
 
La puntata di “Chi l’ha visto?”, del 7 ottobre scorso ha mandato in onda le telefonate, attraverso una ricostruzione, delle due conversazioni che la famiglia della fidanzata di Marco Vannini ha avuto con il 118.
 
Nella prima chiamata, alle 23:41, una ventina di minuti dopo il ferimento di Marco, da una voce maschile (appartenente probabilmente al fratello della ragazza di Marco Vannini) si sente dire: “Urgentemente un’ambulanza a Ladispoli, c’è un ragazzo si sente male, il corpo è diventato troppo bianco, non respira più”; operatore 118: ”Che cosa ha fatto questo ragazzo?” F.C.: “Non glielo so spiegare bene … non soffre di niente … probabilmente è uno scherzo … si è spaventato tantissimo ma non respira più”.
 
A mezzanotte e 6 minuti è, invece, proprio Antonio Ciontoli a parlare al 118: A.C.: “Lui ha vent’anni, un infortunio praticamente in vasca … è caduto e si è bucato un pochino con un … come si chiama … il pettine quello a punta ”; operatore 118: “Cosa si è fatto?”; A.C.: “Eh niente, sul braccio si è bucato, si è messo paura … un panico”; quando l’operatrice del 118 chiede, sentendo strani e strazianti lamenti: “E’ diversamente abile? … C’è uno squarcio, c’è un taglio? “; A.C.: “C’è un buchino … è andato in panico”.
 
È gravissimo che un militare abbia del tutto omesso di riferire al 118 che la ferita era dovuta all’esplosione di un colpo da arma da fuoco, impedendo, così, un intervento tempestivo dei sanitari.
 
Ciò è ancora più grave se si considera che gli esiti della perizia medico-legale, disposta dalla procura di Civitavecchia, avrebbe affermato che «una immediata e corretta attivazione dei soccorsi avrebbe evitato, con elevate probabilità, il decesso del paziente». Marco avrebbe allora potuto salvarsi, essendo morto a causa di una lenta e, senza dubbio, dolorosissima emorragia.
 
L’interrogazione riporta anche indiscrezioni di stampa secondo le quali, il magistrato procedente, avrebbe contestato, al padre della fidanzata di Marco Vannini – che ha in ogni caso smentito – anche di aver chiesto al medico del pronto soccorso di omettere che Marco fosse stato ferito da un proiettile così da tutelare il suo lavoro.
 
Nell’interrogazione si chiede, allora, al Governo di confermare se Antonio Ciontoli sia in effetti un sottufficiale della Marina Militare, in servizio presso il R.U.D., Raggruppamento Unità Difesa.
 
Se venisse confermato il ruolo e gli incarichi ricoperti da Ciontoli non sarebbe accettabile, secondo Di Battista, che “un appartenente al prestigioso corpo della Marina Militare … abbia avuto un atteggiamento così superficiale ed irresponsabile per l’incolumità fisica di una persona”.
 
Per tale ragione si chiede al Governo se siano stati adottati, nei confronti del padre della fidanzata di Marco Vannini, provvedimenti disciplinari e la sospensione in via cautelare dal lavoro.
 
Senza contare che, a domanda del pubblico ministero, Antonio Ciontoli ha risposto di esser sottoposto ad altri procedimenti penali e di aver anche riportato condanne; anche su questo aspetto l’atto di sindacato ispettivo è volto ad accertare, attraverso le risposte dei Ministri interessati, quali tipologie di condanne “abbia riportato un militare in carriera che addirittura presterebbe servizio in un reparto speciale (Rud)”.
 
Il deputato 5 stelle conclude poi: “fermo restando che l’indagine della Magistratura sulla morte di Marco Vannini dovrà, ovviamente, seguire il suo corso, l’interrogante ritiene indispensabile che anche i Ministeri in indirizzo, limitatamente ad ogni atto di propria competenza, facciano il possibile al fine di dare una risposta alle domande di verità e di giustizia dei genitori di Marco”.

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