L'opposizione siriana garantisce uno stipendio ai ribelli. La violenza non si arresta

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L'opposizione siriana, a margine della conferenza di domenica “Amici della Siria”, ha annunciato che ai ribelli che combattono il regime di Bashar al-Assad ed ai soldati che decidano di disertare l'esercito governativo verrà pagato uno stipendio. I soldi verranno messi a disposizione dall'Arabia Saudita ed altri stati del golfo, che durante la conferenza ad Istanbul, hanno deciso di creare un fondo multimilionario a disposizione dell'esercito dei ribelli, il "Free Syrian Army". L'obiettivo dichiarato del fondo, la cui precisa entità è rimasta segreta, è quella di scoraggiare le defezioni dai ranghi delle forze militari dell'opposizione, sempre maggiori nell'ultimo periodo di dure sconfitte.  

Dagli Amici, tuttavia, non arriverà alcun sostegno di tipo militare ai ribelli: gli Usa si sarebbero infatti opposti alle richieste di Arabia Saudita e Qatar, temendo un’escalation di violenza. Ci saranno invece aiuti «umanitari» e «organizzativi» (circa 176 milioni): il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha spiegato che verranno fornite «apparecchiature di comunicazione» per documentare la repressione e «collegarsi al mondo esterno». Burhan Ghalioun, leader del SNC, ha invocato la creazione di "corridoi della sicurezza" in Siria, per permettere l'invio di aiuti ai civili nelle zone più colpite. Passo che le nazioni riunite ad Istanbul non hanno deciso di adempiere.
Il governo siriano ha accusato la conferenza di “cospirazione internazionale”, volta ad indebolire il paese ed uccidere civili e dichiarato di essere vicino ad interrompere l'insurrezione. Un portavoce del ministro degli esteri Jihad al-Makdissi ha confermato alla tv siriana che "la violenza per far cadere lo Stato è finita". La violenza, tuttavia, non cessa: domenica e lunedì, la commissione locale di coordinamento ha annunciato decine di morti nelle aree sotto assedio del governo. Dopo che solo nella giornata di sabato erano morte oltre 60 persone.

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