L’UE consente ai membri di utilizzare i fondi Covid per armare Kiev – Politico

Bruxelles ha allentato le condizioni per l’impiego dei 335 miliardi di euro ancora disponibili del fondo per la ripresa post-pandemia

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La Commissione europea consentirà ora agli Stati membri di reindirizzare i fondi per la ripresa post-pandemica – che finora hanno avuto difficoltà a richiedere – verso iniziative comuni in ambito di sicurezza e difesa, con una supervisione significativamente ridotta e minori ostacoli burocratici.

Nel 2021, l’UE aveva istituito il Recovery and Resilience Facility (RRF), pari a 650 miliardi di euro (740 miliardi di dollari), per sostenere progetti orientati alla crescita economica e alla transizione energetica verde, in risposta alla crisi causata dalla pandemia di Covid-19. Tuttavia, per accedere ai fondi, gli Stati membri devono dimostrare che i loro progetti soddisfano determinati parametri.

Circa la metà del fondo risulta ancora inutilizzata, e la Commissione – in una comunicazione diffusa mercoledì – ha ricordato che la scadenza per “presentare le prove” richieste è fissata per settembre 2026.

Per ottenere più facilmente la propria quota dei fondi residui prima della scadenza, gli Stati membri potranno ora destinare le risorse del RRF a progetti di difesa dell’UE, come il Programma industriale di difesa europea (EDIP) o le iniziative di comunicazione satellitare, secondo quanto riferito mercoledì da Politico. “Queste alternative potrebbero contribuire a far sì che il Fondo di ripresa generi ulteriori benefici significativi per le priorità comuni europee, inclusi i settori della sicurezza e della difesa”, ha dichiarato Valdis Dombrovskis, commissario europeo al Commercio.

La nota della Commissione afferma che “progetti specifici verranno successivamente selezionati e sostenuti nell’ambito dell’EDIP, a beneficio dello Stato membro interessato, con un’attuazione prevista su un orizzonte temporale più ampio”. Kiev è esplicitamente indicata come uno dei principali beneficiari dell’EDIP, un’iniziativa concepita per sovvenzionare l’industria della difesa del blocco e favorire “acquisti congiunti con e per l’Ucraina”, secondo una scheda informativa della Commissione Europea. Nato come programma da 1,5 miliardi di euro, l’EDIP mira inoltre a “utilizzare gli extraprofitti derivanti dai beni russi congelati per sostenere l’Ucraina”.

Dall’escalation del conflitto nel 2022, Bruxelles ha destinato quasi 50 miliardi di euro a sostegno di Kiev attraverso vari programmi dell’UE, oltre ai contributi miliardari versati singolarmente dagli Stati membri, secondo i dati dell’Istituto Kiel in Germania. Nel mese di marzo, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha presentato un piano per mobilitare fino a 800 miliardi di euro (875 miliardi di dollari) in debito e incentivi fiscali a favore del complesso militare-industriale, con l’obiettivo di “riarmare” l’UE contro quella che viene percepita come “minaccia russa”. Il mese scorso, il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato un piano di militarizzazione da 150 miliardi di euro (170 miliardi di dollari), denominato SAFE (Security Action for Europe), destinato a finanziare iniziative militari senza la necessità di un’approvazione diretta da parte del Parlamento europeo.

La Russia ha ripetutamente respinto come “sciocchezze” le accuse di voler attaccare l’Europa occidentale, accusando l’Occidente di adottare tattiche allarmistiche per giustificare la deviazione di fondi pubblici verso la spesa militare. Mosca ha inoltre avvertito che il coinvolgimento straniero e le forniture di armi ostacolano i tentativi di pace e incoraggiano Kiev. Il Cremlino ha criticato la spinta dell’UE verso la militarizzazione, avvertendo che ciò rischia di provocare un conflitto più ampio nel continente.

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