L'UE imperialista accattona punta al saccheggio degli asset russi

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L'UE imperialista accattona punta al saccheggio degli asset russi

 

Il Moro di Treviri suggeriva di seguire i soldi per non sbagliarsi nelle analisi e in tema di relazioni internazionali quanto sta accadendo ai capitali non è per nulla rassicurante, anzi ci conferma che l’Unione Europea è intenzionata a fronteggiare direttamente e in maniera isolata la Russia. La questione degli asset russi congelati infatti è la vera cartina tornasole delle nostre condizioni economiche disperate.

Nella primavera del 2023, quando all’Occidente veniva venduta l’illusione di una facile vittoria contro i russi, il governo golpista di Kiev, la Commissione Europea, la Banca Mondiale nonché l’ONU iniziarono a quantificare i cosiddetti “danni di guerra” in circa 275 mld di euro che vennero immediatamente bloccati sui conti per un quantomai ipotetico risarcimento danni. Al G7 del dicembre 2023 i giustizieri dell’Occidente si rimisero a fare i conti e trovarono una cifra quasi raddoppiata inserendo anche i conti esteri e le riserve in oro.

La ripartizione di tali capitali risultava così spalmata nella triade imperialista: 201 mld in Europa, 210 mld negli Stati Uniti e 4,5 mld in Giappone. Finché il fronte di guerra ha retto si è pensato che andava tutto bene e si favoleggiava sul cosa far pagare ai russi, con il solito piglio europeista di far i conti senza l’oste non tenendo conto dei più elementari principi di realtà (eravamo nel magico mondo in cui i russi combattevano con le pale, avevano finito soldi e soldati).

Dallo scorso settembre però le cose sono cambiate e, a  quanto pare, con il ritiro di “paparino” Trump dal ruolo di pantalone i soldi in tasca sono finiti sì, ma all’Unione Europea, che come è stato magistralmente rilevato da Giuseppe Masala (vedi qui: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-leuropa_punta_al_saccheggio_delle_riserve_della_banca_centrale_russa/29296_62798/) si è trovata di fronte alla scelta se saccheggiare i propri cittadini o i fondi russi. Fino agli scorsi giorni si è scelto di continuare sulla sempreverde via neoliberista: sottrarre soldi al welfare per darli al warfare, keynesismo sì ma solo quello militare. Ebbene, nelle ultime settimane invece la quantificazione delle spese da sostenere senza gli Stati Uniti che stanno andando a firmare la loro pace dev’essere cresciuta in maniera preponderante e si è tornato a parlare prepotentemente di saccheggiare anche i capitali russi.

Neanche a dirlo è stata la Commissione Europea Von der Leyen a trazione baltica a suggerire di intervenire su tali fondi. Perché lasciarli improduttivi? Che enorme spreco, meglio investirli direttamente in armi da scagliare contro la Russia stessa da cui provengono quei soldi. Ancor più impressionante scoprire chi si è messo ad osteggiare una soluzione simile: non un covo di filorussi di quelli da censurare e cacciare da ogni pubblico dibattito, bensì la Banca Centrale Europea di Madame Lagarde (vedi qui: https://www.ilsole24ore.com/radiocor/nRC_02.12.2025_10.50_23310233) e il Belgio in cui risiede la principale società europea da cui rubare i soldi ai russi che rischierebbe di dichiarare default come una Grecia qualsiasi in caso di risarcimento russo (https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2025/12/01/ansa-focusbelgio-lancia-lallarme-bancarotta-sugli-asset-russi_c1c0df5f-a143-4312-8fcf-95205b3397a4.html).

Ovviamente, come ha fatto notare la Lagarde che conosce bene l’architettura giuridica dell’Unione Europea, ci sono degli enormi problemi di legittimità nel portare avanti da parte della Commissione Europea una simile rapina. Ma sappiamo ormai che per i governanti di Bruxelles non è più un problema nemmeno calpestare lo Stato di diritto ivi annessi i diritti di proprietà borghesi. Se non capiscono la diplomazia delle regole si confida almeno che capiscano la diplomazia basata sui rapporti di forza. Infatti la Russia da par suo ha già fatto sapere, tramite Medvedev, di considerare una simile violazione delle regole un casus belli a tutti gli effetti (vedi qui: https://www.reuters.com/world/europe/russias-medvedev-says-eu-seizure-frozen-assets-could-be-tantamount-justification-2025-12-04/ ).

Parimenti il capo-negoziatore russo col Governo Trump Kirill Dmitriev, che non a caso di mestiere fa il CEO del Fondo d’Investimenti Diretti della Russia ed è il rappresentante speciale del presidente russo per gli investimenti e la cooperazione economica con i Paesi stranieri, ha fatto sapere che una simile decisione come minimo vorrà dire l’implosione dell’euro: «mentre stanno distruggendo i propri Paesi con migrazioni incontrollate, aumento della criminalità e declino economico, le élite dell’UE ora vogliono completare il suicidio della civiltà europea distruggendo i diritti di proprietà, fondamento del sistema finanziario, e facendo implodere la propria moneta. Impressionante» (vedi qui: https://sputnikglobe.com/20251206/seizure-of-frozen-russian-assets-will-finish-europes-civilizational-suicide--dmitriev-1123246268.html). E considerando che l’euro sinora si è sempre salvato da qualsiasi crisi, vederlo finire in seguito ad un’originale operazione di fundraising sui conti russi non sarebbe poco.

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Fulvio Grimaldi, da Figlio della Lupa a rivoluzionario del ’68 a decano degli inviati di guerra in attività, ci racconta il secolo più controverso dei tempi moderni e forse di tutti i tempi. È la testimonianza di un osservatore, professionista dell’informazione, inviato di tutte le guerre, che siano conflitti con le armi, rivoluzioni colorate o meno, o lotte di classe. È lo sguardo di un attivista della ragione che distingue tra vero e falso, realtà e propaganda, tra quelli che ci fanno e quelli che ci sono. Uno sguardo dal fronte, appunto, inesorabilmente dalla parte dei “dannati della Terra”.

Alex Marsaglia

Alex Marsaglia

Nato a Torino il 2 maggio 1989, assiste impotente per evidenti motivi anagrafici al crollo del Muro di Berlino. Laureato in Scienze politiche con una tesi sulla rivista Rinascita e sulla via italiana al socialismo, si specializza in Scienze del Governo con una tesi sulle nuove teorie dell’imperialismo discussa con il prof. Angelo d’Orsi. Redattore de Il Becco di Firenze fino al 2021. Collabora per un breve periodo alla rivista Historia Magistra. Idealmente vicino al marxismo e al gramscianesimo. Per una risposta sovranista, antimperialista e anticolonialista in Italia e nel mondo intero. 

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