"L'Uganda si sente pugnalata alle spalle dalle Nazioni Unite", il ministro dell'informazione Ruhakana Rugunda
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"ll rapporto Onu potrebbe infiammare la regione". In una dichiarazione rilasciata oggi all'AFP, il ministro dell'informazione ugandese, Ruhakana Rugunda, ha minacciato le Nazioni Unite di ritirare le truppe impegnate nelle operazioni di peacekeeping se non verranno ritirate le accuse di aver supportato i ribelli del M23 nella Repubblica Democratica del Congo. “Ho sostenuto che il mio paese ritirerà le sue forze di militari nella regione se non avrà assicurazione dai paesi vicini e dalle Nazioni Unite, che le accuse verranno ritirate. Aspettiamo una decisione del Consiglio di sicurezza”, ha dichiarato Rugundu subito dopo aver incontrato il vice segretario generale Jan Eliasson. L'Onu discuterà domani della sorte della forza internazionale di peacekeeping in Somalia: dei 17 mila militari impegnati un terzo sono ugandesi.
Rugundu ha, inoltre, sottolineato come le accuse rappresentino un tentativo di presentare l'Uganda come “una nazione traditrice, dopo che il presidente ha accettato la responsabilità della mediazione nella conferenza internazionale dei grandi laghi".
Nel rapporto degli esperti delle Nazioni Unite, l'Uganda ed il Rwanda erano accusati di aver supportato e finanziato l'azione dell M23, gruppo ribelle guidato da Bosco Ntaganda operativo nella regione del Nord Kivu. Gli esperti sostenevano come Ntaganda avesse acquistato addirittura una casa nella capitale ugandese, Kampala.
Nel rapporto degli esperti delle Nazioni Unite, l'Uganda ed il Rwanda erano accusati di aver supportato e finanziato l'azione dell M23, gruppo ribelle guidato da Bosco Ntaganda operativo nella regione del Nord Kivu. Gli esperti sostenevano come Ntaganda avesse acquistato addirittura una casa nella capitale ugandese, Kampala.


