L'ultima provocazione di Travaglio: "Almeno lasciate spazio ai giovani per le tangenti e il malaffare"
Alla presentazione a Roma del suo ultimo libro "E' stato la mafia"
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di Maria Murone
Fonte: Nextnotizie
“È stato la mafia”. È il titolo, un gioco di parole inequivocabile, del libro di Marco Travaglio presentato ieri (mercoledì scorso, ndr) a Roma, alla presenza del giornalista e della collega Francesca Fagnani di "Servizio Pubblico", nella libreria Ibs di via Nazionale.
Un libro che certifica l’esistenza della trattativa Stato-Mafia e manda a quel paese chiunque osi parlare di ragion di Stato. La risposta dello Stato al drammatico periodo delle stragi e delle bombe non è solo, secondo Travaglio, il vecchio compromesso ma un salto di qualità: non è semplicemente un lasciar fare ai mafiosi ma un darla vinta ai mafiosi. Le bombe si sganciavano al solo scopo di trattare. E lo Stato, dopo ogni bomba, rispondeva trattando.
Un libro che certifica l’esistenza della trattativa Stato-Mafia e manda a quel paese chiunque osi parlare di ragion di Stato. La risposta dello Stato al drammatico periodo delle stragi e delle bombe non è solo, secondo Travaglio, il vecchio compromesso ma un salto di qualità: non è semplicemente un lasciar fare ai mafiosi ma un darla vinta ai mafiosi. Le bombe si sganciavano al solo scopo di trattare. E lo Stato, dopo ogni bomba, rispondeva trattando.
Travaglio definisce “imbarazzante” il libro di Salvatore Lupo e Giovanni Fiandaca “La mafia non ha vinto”, nel quale addirittura si arriva a legittimare la trattativa Stato-Mafia. Per Travaglio il discorso fa acqua da tutte le parti.
La tesi di Travaglio parte da un dato di fatto: lo Stato iniziò a trattare non perché fosse preoccupato delle bombe e delle stragi, ma perché si diffuse la voce che alcuni politici, considerati “traditori”, stavano per fare la fine diSalvo Lima. Per salvare la pelle dei politici si mandò Ciancimino a Palermo, all’indomani della strage di Capaci, a trattare con i corleonesi.
Lo Stato cominciò a preoccuparsi nel momento in cui si ammazzarono i politici e non i giornalisti, i magistrati o la neonata bruciata in via dei Georgofili.
E quando Borsellino iniziò ad indagare qualcuno lo consegnò ai carnefici.
E quando Borsellino iniziò ad indagare qualcuno lo consegnò ai carnefici.
Allora, secondo Travaglio, chi parla di ragion di Stato dovrebbe vergognarsi.
Mentre Riina viene considerato il capo indiscusso delle uccisioni,Provenzano, secondo Travaglio, porta Cosa Nostra su posizioni politiche. Emblematico l’accordo con Dell’Utri.
Su Provenzano, Travaglio racconta inoltre di un episodio, nel ’95, in cui i carabinieri avrebbero potuto catturarlo e non lo fecero. Si disse che non è provato che l’abbiano fatto per fare un favore alla mafia. Tante ombre insomma su fatti assolutamente discutibili. Nel frattempo quelli che oggi vigilano sull’Expo, messi dai vari Formigoni e Pisapia, sarebbero gli stessi che trattavano con la mafia e che oggi dovrebbero sorvegliare la trasparenza dalle infiltrazioni mafiose! Secondo Travaglio bisognerebbe mandarli semplicemente a casa e invece continuano a fare carriera anche in pensione: “Possibile che tutto ciò che in un altro Paese è motivo di morte civile, qui fa curriculum per la carriera?”, si interroga. “Almeno – sottolinea sarcasticamente - lasciate spazio ai giovani nelle classi tangentizie e del malaffare”.
Travaglio deride la vendita “ridicola” del Governo delle prime 6 auto blu, irrisoria rispetto al fatturato delle mafie che non viene minimamente toccato. “A tirar su anche il 5% di quel serbatoio di nero altro che i 4 spicci della vendita delle auto blu, ci sarebbero i soldi veramente per lo sviluppo, per l’occupazione, per la crescita, per la ricerca scientifica, per l’università, per la scuola, per tutte le cose per le quali non c’è mai un euro. Il problema è che in Parlamento non abbiamo ancora avuto la fortuna, da quando almeno io sono in vita, di avere una maggioranza politica che sia libera dai ricatti di poter andare a pescare anche soltanto con un cucchiaino in quei serbatoi di fondi neri. Questo è poi il danno che ne subiamo dalla classe politica corrotta che si tiene insieme con i silenzi”.
Poi una parentesi su Pertini: “Napolitano ha detto che lo scandalo dell’Expo non deve influenzare le elezioni, Pertini quando scoppiò la prima tangentopoli dello scandalo dei petroli, nel ‘74, disse «io sto dalla parte dei giudici, miei compagni di partito vogliono che li scarichi, ma come si permettono? Io sto dalla parte dei magistrati, bisogna andare fino in fondo, tagliare il bubbone, non basta il borotalco per curare le piaghe». Diceva delle cose terrificanti ed era il presidente della stessa Repubblica di cui è presidente oggi Napolitano. C’è stato anche qualcuno, purtroppo nel lontano passato, che aveva chiaro cos’è la Costituzione, cos’è la nazione, che cos’è lo Stato”.
Poi l’amara conclusione: “Alla fin fine qui abbiamo il doppio Stato: ne abbiamo due ma è come se non ne avessimo nessuno”.
Sulla trattativa Stato-Mafia Travaglio è convinto che si stia violentando la logica pur di smentire la cosa. Della serie: non c’è stata trattativa, però se c’è stata è stata giusta farla.
Poi ancora un altro attacco a Napolitano: “Come è possibile trattare come eroi nazionali i marò che hanno ucciso due pescatori indiani e non proferire una parola su Nino Di Matteo neanche dopo le parole di Riina?”.
Travaglio è uno dei pochi a portare avanti la battaglia sulla trattativa. Intorno a lui c’è un silenzio assordante che il giornalista considera “figlio della trasversalità”. Anche perché nel ‘92 non governava Berlusconi, ma Giuliano Amato, nominato oggi giudice costituzionale da Giorgio Napolitano. “Su quel silenzio si sta giocando il ricatto tra la prima e la seconda Repubblica”.
Travaglio deride la vendita “ridicola” del Governo delle prime 6 auto blu, irrisoria rispetto al fatturato delle mafie che non viene minimamente toccato. “A tirar su anche il 5% di quel serbatoio di nero altro che i 4 spicci della vendita delle auto blu, ci sarebbero i soldi veramente per lo sviluppo, per l’occupazione, per la crescita, per la ricerca scientifica, per l’università, per la scuola, per tutte le cose per le quali non c’è mai un euro. Il problema è che in Parlamento non abbiamo ancora avuto la fortuna, da quando almeno io sono in vita, di avere una maggioranza politica che sia libera dai ricatti di poter andare a pescare anche soltanto con un cucchiaino in quei serbatoi di fondi neri. Questo è poi il danno che ne subiamo dalla classe politica corrotta che si tiene insieme con i silenzi”.
Poi una parentesi su Pertini: “Napolitano ha detto che lo scandalo dell’Expo non deve influenzare le elezioni, Pertini quando scoppiò la prima tangentopoli dello scandalo dei petroli, nel ‘74, disse «io sto dalla parte dei giudici, miei compagni di partito vogliono che li scarichi, ma come si permettono? Io sto dalla parte dei magistrati, bisogna andare fino in fondo, tagliare il bubbone, non basta il borotalco per curare le piaghe». Diceva delle cose terrificanti ed era il presidente della stessa Repubblica di cui è presidente oggi Napolitano. C’è stato anche qualcuno, purtroppo nel lontano passato, che aveva chiaro cos’è la Costituzione, cos’è la nazione, che cos’è lo Stato”.
Poi l’amara conclusione: “Alla fin fine qui abbiamo il doppio Stato: ne abbiamo due ma è come se non ne avessimo nessuno”.
Sulla trattativa Stato-Mafia Travaglio è convinto che si stia violentando la logica pur di smentire la cosa. Della serie: non c’è stata trattativa, però se c’è stata è stata giusta farla.
Poi ancora un altro attacco a Napolitano: “Come è possibile trattare come eroi nazionali i marò che hanno ucciso due pescatori indiani e non proferire una parola su Nino Di Matteo neanche dopo le parole di Riina?”.
Travaglio è uno dei pochi a portare avanti la battaglia sulla trattativa. Intorno a lui c’è un silenzio assordante che il giornalista considera “figlio della trasversalità”. Anche perché nel ‘92 non governava Berlusconi, ma Giuliano Amato, nominato oggi giudice costituzionale da Giorgio Napolitano. “Su quel silenzio si sta giocando il ricatto tra la prima e la seconda Repubblica”.


