"L'unico cambiamento può avvenire con una rivoluzione culturale dei fruitori". Natalino Balasso
"La rivoluzione parte, prima che dall'edilizia scolastica, dalla scuola, che oggi è trasmissione di informazioni sclerotizzate"
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"Coloro che dicono che una massa di poveracci, se organizzata, può smuovere il potere di pochi detentori di enormi mezzi, dimenticano di aggiungere che sono pochi individui a organizzare quella gran massa, pochi individui i quali spesso dicono a quei poveracci anche come devono pensarla". Nel suo ultimo post su Facebook, Natalino Balasso sostiene come al livello di arretratrezza culturale oggi e voluto da chi ha posizioni di comando, l'unico cambiamento può avvenire con una rivoluzione culturale dei fruitori. Un discorso che vale per il teatro, ma vale in generale per l'informazione che si sceglie di leggere e che forma la nostra opinione sui diversi temi.
Si pensa che cambiare il mondo significhi cambiarne i capi. Questo è vero, oggi, allo stato di arretratezza culturale in cui grava la società intera. Finché le scale di merito, o di funzione, saranno automaticamente associate a scale di valore, le cose non saranno mai realmente cambiate.
Faccio un esempio. Perché il sottoscritto, che è un artista popolare di mezza tacca, viene preferito in un teatro a un artista poveraccio? Perché può far leva su di un ricatto. Il teatro sa che l'artista poveraccio non incasserà nemmeno i soldi necessari al suo magro compenso, mentre il sottoscritto incasserà e farà incassare il teatro. Questo ovviamente vale per i teatri privati, perché quelli pubblici agiscono su altre scale in cui il valore viene attribuito ai e dai burocrati.
Bene, si dirà, ma allora perché non scardini questa cosa? Perché non rifiuti questa logica?
Primo perché ho piena coscienza della mia totale ininfluenza. Secondo perché il meccanismo non si scardina rovesciandolo, avremmo in tal caso un rimescolamento dei protagonisti all'interno di un meccanismo che rimarrebbe identico.
Quando io scrivo gratuitamente su questa pagina anziché farmi pagare da un giornale, e potrei farlo, visto che scrivo meglio della maggior parte dei giornalisti italiani e sono mediamente letto più di un quotidiano nazionale, compio un'azione che potrebbe scardinare il meccanismo. Perché non lo scardina?
Perché, e questo vale anche per l'esempio del comico poveraccio, il meccanismo si scardina solo attraverso una rivoluzione culturale dei fruitori, i quali dovrebbero avere la coscienza di andare a teatro non per vedere nomi, ma per vedere opere, le quali opere, sarebbero meglio rappresentate nella loro varietà se fossero rappresentate dalla complessità degli interpreti e se fossero viste dalla complessità degli spettatori; se leggessero non per leggere nomi, ma per nutrirsi di evocazioni.
Ma questo non avviene: i pochi detentori di enormi mezzi detengono anche la possibilità di indirizzare la pigrizia delle masse verso riflessi condizionati mossi da segnali sonori e visivi. Masse di poveracci, se opportunamente coltivate, possono sostenere pochi magnaschei, sia nel valore di scambio materiale che in quello di scambio intellettuale.
Per questo la rivoluzione parte, prima che dall'edilizia scolastica, dalla scuola, che oggi è trasmissione di informazioni sclerotizzate e non di mutamenti, ma come potrebbe il frutto di questa società culturale trasmettere una cultura diversa?
Ammesso che un battito d'ali di una farfalla possa provocare un terremoto, lo farebbe in seguito alla più totale casualità. Per ora.
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