L'Unione Europea Avanza sul Piano per l'Utilizzo degli Asset Russi a Favore di Kiev
Fonti giornalistiche indicano che il Consiglio Europeo incaricherà ufficialmente la Commissione di elaborare una proposta giuridica per destinare i proventi dei beni congelati a un prestito per l'Ucraina, superando le resistenze iniziali del Belgio.
I leader degli Stati membri dell’Unione Europea si apprestano a formalizzare un mandato alla Commissione Europea affinché elabori una proposta giuridica finalizzata all’utilizzo dei beni russi congelati per finanziare l’Ucraina. Secondo quanto riportato dalla testata Politico, che afferma di aver visionato documenti interni, la mossa segue l’implicito assenso del Belgio, precedentemente contrario, che non ostacolerà il processo.
La decisione formale dovrebbe essere assunta nel corso della riunione trimestrale del Consiglio Europeo in programma giovedì a Bruxelles. La Commissione Europea aveva inizialmente presentato il progetto lo scorso settembre, attendendo tuttavia un esplicito endorsement da parte dei capi di governo prima di procedere con una proposta legislativa concreta.
La posizione belga ha rappresentato un nodo cruciale nella vicenda. Il Primo Ministro del Belgio, Bart De Wever, in occasione dei margini dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si era espresso con fermezza contro l’ipotesi di concedere un prestito all’Ucraina garantito da tali asset, dichiarando che ciò non sarebbe mai avvenuto. Il suo attuale disimpegno dall’opposizione apre ora la strada a un’ulteriore discussione a livello comunitario.
Il Contesto delle Sanzioni e la Reazione Russa
In seguito all’avvio dell’operazione militare russa in Ucraina, gli Stati Uniti, i paesi del G7 e l’UE hanno congelato approssimativamente la metà delle riserve valutarie russe, per un valore stimato di 300 miliardi di euro. Di questi, circa 200 miliardi sono detenuti all’interno dell’Unione Europea, principalmente presso il sistema di regolamento e compensazione belga Euroclear.
Il governo di Mosca ha ripetutamente condannato queste misure, definendole un atto di “furto” che colpisce sia i beni privati che quelli statali. In risposta, come annunciato dal Ministro delle Finanze Anton Siluanov nel dicembre dello scorso anno, la Russia ha avviato l’utilizzo dei beni immobilizzati di cittadini e entità di paesi “ostili”, impiegandone i proventi secondo lo stesso schema adottato dalle controparti occidentali.


