L'uscita dall'euro sarebbe estremamente positiva per le economie dei paesi dell'Europa del sud. Jacques Sapir

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L'uscita dall'euro sarebbe estremamente positiva per le economie dei paesi dell'Europa del sud. Jacques Sapir


Un documento di lavoro, scritto da quattro economisti del Fondo Monetario Internazionale, tra cui Daniel Leigh, che è stato co-autore del documento di lavoro con Olivier Blanchard sul valore reale del moltiplicatore fiscale,  analizza le conseguenze di un deprezzamento della valuta sulle esportazioni, riporta Jacques Sapir su RussEurope. Chiaramente, questi autori dimostrano che il tasso di cambio ha una notevole importanza per il commercio internazionale e un forte deprezzamento può avere effetti benefici.

Dal 1990, dubbi erano sorti tra alcuni economisti circa l'efficacia reale del deprezzamento della moneta per rilanciare le esportazioni di un'economia. Questi dubbi sono stati la conseguenza dell'accordo monetario del Plaza (nel 1985), che ha portato ad un forte calo del dollaro e un aumento significativo dello Yen. Ora, questi movimenti valutari non hanno indotto cambiamenti drammatici nella bilance commerciali. Alcuni economisti avevano dedotto che l'elasticità delle esportazioni (e importazioni) dei prezzi dei prodotti era infatti bassa nell'economia moderna, e che il commercio internazionale si giocasse principalmente sulla qualità dei prodotti. Il fatto che un economista ha formulato questa ipotesi nel 1950 [4] è stato quindi visto come la verifica teorica di un fatto empiricamente convalidato. 

 
Questo argomento è stato comunque ampiamente usato nel 1990 per "giustificare" l'adozione della moneta unica in Europa. Tuttavia, negli ultimi anni questa idea è stata ampiamente messa in discussione.

L'impatto del deprezzamento o apprezzamento del tasso di cambio sui flussi commerciali e le bilance commerciali, tuttavia, era noto per diversi paesi. Il caso Russia 1999 e 2000 a seguito di una svalutazione massiccua è stato uno degli argomenti a sostegno di un effetto positivo del deprezzamento della moneta. Gli economisti del FMI hanno condotto uno studio abbastanza sistematico su una cinquantina di paesi e hanno selezionato 58  casi. 
 
Essi non hanno trovato alcun segno di "scollamento" tra i flussi commerciali internazionali e i tassi di cambio, al contrario. Lo studio dimostra che, uniformando i risultati, in media, per un deprezzamento del tasso di cambio del 10% si otteiene un guadagno dell' 1,5% del PIL per il saldo della bilancia commerciale. Ma la cosa più interessante è la dispersione dei risultati.  In effetti, si è constatato che se 9 su 58 (15,6%) casi selezionati, il guadagno è inferiore all'1%, in 16 dei 58 (27,6%), è superiore al 2%. Due fattori hanno una forte influenza sui risultati e le condizioni di guadagno superiore alla media, da una parte l'esistenza (o meno) di una domanda interna e, dall'altra l'esistenza di un sistema finanziario in buono stato.  
 
Questi risultati hanno importanti implicazioni per l'attuale dibattito sull'euro: l'effetto positivo del deprezzamento monetario come risultato di un'uscita dall'Euro sarebbe molto importante per i paesi il cui consumo interno è fortemente depresso come la Grecia ma anche la Spagna, il Portogallo e l'Italia.
 
Lo studio di questi quattro economisti del FMI conferma e convalida in un certo senso, gli studi, in Francia e altrove, che dimostrano la dimensione estremamente negativa dell'euro. Questo studio conferma inoltre che l'uscita dall'euro sarebbe estremamente positiva per l'economia francese e quella dei paesi dell'Europa del sud. 

Per un approfondimento del pensiero di Jacques Sapir si consiglia la lettura del suo contributo presente in "Oltre l'euro"

 

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