M5S e la NATO. Bene il passo istituzionale, ora serve la mobilitazione nelle piazze
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di Francesco Santoianni
Per me, una esperienza sconvolgente, il convegno del Gruppo parlamentare del Movimento Cinque Stelle contro la NATO (qui tutto il video). Mettetevi nei miei panni: finora a parlare contro la Guerra e la NATO mi ero sempre ritrovato a parlare, in qualche squallida sala, con quattro gatti. Ora immaginate la sontuosa Nuova Aula del Palazzo dei Gruppi Parlamentari piena -come un uovo- di quasi tutti i movimenti italiani contro la Guerra e la NATO (“Gettiamo le Basi”, “NO MUOS”, “No Dal Molin”, “Rete Disarmiamoli”, Rete No War Roma..); un bellissimo video introduttivo, relatori internazionali di prim’ordine (tra i quali Mairead Corrigan, Premio Nobel per la Pace), diretta streaming, brochure, decine di parlamentari, innumerevoli reporter… C’era da sperare che il, finora sparuto, Movimento contro la Guerra avesse finalmente trovato, oltre ad una solida sponda in Parlamento, una forza con la quale riempire le piazze. Una illusione, al momento.
E per capire questa sconfortante constatazione, due parole sulla dichiarata strategia del Movimento Cinque Stelle: il raggiungimento del 51% dell’elettorato, da ottenere grazie ad un accorto marketing elettorale con il quale captare, a 360 gradi, tutti gli umori della società.
A questo non esaltante quadro del Movimento Cinque Stelle fa da contraltare l’atteggiamento davvero demenziale della conventicola “antagonista” che, identificando arbitrariamente una delle tante posizioni dei “grillini” come quella “ufficiale” trova in questa una giustificazione del più turpe settarismo. Valga per tutti la faccenda del presunto “razzismo” che è servita ad escludere dai cortei contro la guerra i parlamentari Cinque Stelle. I quali, a mio parere, avrebbero dovuto essere invitati; se non altro, per favorire la partecipazione nei cortei dei loro sostenitori o elettori. Così non è stato. E neanche l’imminente guerra alla Libia e, quindi, l’esigenza di una grande mobilitazione ha fatto cambiare registro alla conventicola “antagonista” che, anzi - inglobando il dramma dei profughi che scappano dalle guerre in quello dei migranti economici - ora pretende che le manifestazioni contro la guerra debbano prevedere parole d’ordine - come la “libera circolazione dei migranti ” – che sembrano coniate apposta per far scappare i tanti (cattolici in primis) che oggi stanno cominciando ad aprire gli occhi sui pericoli di un immanente conflitto mondiale.
E allora? Che si fa per far nascere un nuovo movimento contro la guerra? Intanto, non inventarsi inutili paletti e, soprattutto, chiedere coerenza. Ad esempio, ai parlamentari Cinque Stelle. Perché stanno alla larga dalle manifestazioni contro la guerra? Perché non invitano a queste il popolo Cinque Stelle? Ho avuto l’ardire di porre queste domande al convegno. La risposta? Lasciamo perdere. Non è tutto oro quello che luccica.

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