Mafia Capitale, Napolitano sconvolto dall'antipolitica e non dalla politica corrotta

Il monito flebile del Capo dello Stato che non scuote la Politica

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Mafia Capitale,  Napolitano sconvolto dall'antipolitica e non dalla politica corrotta

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di Maria Murone

Il monito di Napolitano, dopo i fatti di Mafia Capitale, è arrivato. “La critica della politica è degenerata in patologia eversiva. E urgente si è fatta la necessità di reagirvi, denunziandone le faziosità, i luoghi comuni, le distorsioni..”. Ah. Ecco il cancro da estirpare: l’antipolitica. Una minaccia ben più pericolosa della corruzione, della criminalità, della mafia.

Napolitano si scaglia contro il decadimento della politica a modo suo, individuando un male ancora più grave della corruzione. In un momento come questo, ci saremmo aspettati una severa critica rivolta ai partiti e non un semplice rimprovero, quasi impercettibile. Ci saremmo aspettati un ammonimento vero e proprio, un’intimidazione inflessibile da far tremare i banchi dell’Accademia dei Lincei da dove ha pronunciato il suo discorso.

E invece addirittura è sconvolto da quello che è successo in questo ultimo biennio “quando hanno fatto la loro comparsa in Parlamento metodi e atti concreti di intimidazione fisica, di minaccia, di rifiuto di ogni regola e autorità". Non lo sconvolge l’infiltrazione mafiosa nella politica. Non lo sconvolge la Politica, quella che lui difende sebbene abbia smarrito i valori dell’Italia repubblicana, che fa affari con la criminalità, che commette reati, ruberie, da fare schifo. Come fa il Capo dello Stato di fronte ad un contesto così corrotto a non bacchettare con impeto e sdegno?  

Ci saremmo aspettati una reazione durissima e invece si parla ancora, flebilmente, di prevenzione.

E poi cos’è l’antipolitica? È quella che si contrappone alla politica propriamente detta che è dedita alla salvaguardia dell’interesse collettivo, dice wikipedia nella definizione dispregiativa del termine.

Beh, se la politica è quella che non si taglia gli stipendi, che prende i vitalizi, che agisce in maniera clientelare, corrotta, con metodi mafiosi, che non lavora per il bene comune ma a vantaggio delle proprie tasche disprezzando il popolo, allora si fa confusione a capire la differenza tra politica e antipolitica.

L’antipolitica in questione, tanto demonizzata, non rifiuta la politica, ma contesta un modo di esercitare la politica e auspica che venga sostituito con un altro, più vero, più alto, più dignitoso. Un’antipolitica che rimane politica. 




 

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