Mali: Il MUJAO avrebbe giustiziato un ostaggio algerino

Il diplomatico era stato rapito nel mese di aprile a Gao.

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Mali:  Il MUJAO avrebbe giustiziato un ostaggio algerino

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Il Movimento per l’Unicità e la Jihad in Africa Occidentale (MUJAO) ha annunciato di aver giustiziato uno dei sette diplomatici algerini rapiti nel mese di aprile a Gao, nel nord del Mali. Si tratterebbe del viceconsole Taher Touati. L’esecuzione sarebbe arrivata allo scadere dell’ultimatum per il rilascio di tre affiliati del MUJAO, tra cui un leader di AQIM, Necib Tayed, arrestati il 15 agosto dalle autorità algerine ad un posto di blocco della città di Ghardaia. 
Il gruppo jihadista, in un comunicato alla stampa Mauritania, oltre a confermare l’esecuzione del diplomatico, avrebbe minacciato di uccidere anche gli altri tre ostaggi in caso di mancato rilascio dei suoi membri. Tre dei sette diplomatici rapiti erano, infatti, stati rilasciati nel mese di luglio, dopo la richiesta del pagamento di un riscatto di 15 milioni di euro.
Il MUJAO è uno dei gruppi islamisti che occupa attualmente il nord del Mali dopo aver preso il sopravvento militare e territoriale sui tuareg del Movimento per la liberazione dell’Azawad, veri artefici della conquista del nord del Paese, sottratto all’autorità di Bamako. 
Il leader del gruppo, Oumar Ould Hamaha, ha inoltre annunciato di avere il controllo della città di Douentza, a 800 km dalla capitale ma vicino al confine militare che separa le due porzioni del Paese. La città, finora controllata dalla milizia locale Ganda Izo, passa ora sotto il diretto controllo del MUJAO. 
La caduta di Douentza potrebbe confermare come le forze islamiste stiano progressivamente rafforzando la propria posizione in un rapido avvicinamento verso il sud del Paese controllato dal Governo di Bamako. Intanto, la proposta della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale di schierare una forza militare in Mali si trascina da tempo, affidando le speranze di una riconquista del Nord all’azione di una galassia eterogenea di milizie locali che, scarsamente armate, non rappresentano alcuna minaccia per l’azione dei gruppi islamisti.

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