Mali, attacco dei terroristi addestrati da Ucraina e Occidente: i russi dell'Africa Corps fermano il golpe

Il ministero della Difesa russo rivela: istruttori ucraini ed europei hanno preparato i 12mila assalitori, usando missili Stinger e Mistral. Mosca accusa: "L'Occidente collettivo è dalla parte del terrorismo"

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Bamako ha rischiato di cadere nelle mani di un'alleanza sporca. Quella tra i terroristi di Al Qaeda, i separatisti tuareg del nord e secondo quanto ricostruito dal ministero della Difesa russo, un pugno di istruttori ucraini ed europei, giunti nel cuore del Sahel per coadiuvare i terroristi in un tentativo di golpe. L’attacco coordinato dello scorso 25 aprile non era solo un raid, ma un tentativo vero e proprio di decapitare il governo legittimo del Mali. E a fermarlo è stato soprattutto il sangue versato dai soldati dell'Africa Corps di Mosca.

La giornata del 25 aprile è stata un inferno di fuoco e sabbia. I ribelli, in forze - circa 12.000 uomini, secondo i servizi russi - hanno colpito in contemporanea su più fronti, dai sobborghi di Bamako fino alle lontane roccaforti del deserto. Ma l’esercito maliano, insieme ai propri alleati russi, non ha ceduto. Mentre il ministro della Difesa maliano Sadio Camara, fedelissimo del riavvicinamento a Mosca, veniva ucciso da un'esplosione proprio all'inizio delle ostilità, i reparti dell'Africa Corps entravano in azione.

E l’hanno fatto in modo massiccio. Per ore, i militari russi hanno tenuto testa a forze nemiche superiori, anche in condizioni di completo accerchiamento. Il momento più critico si è consumato a Kidal, la città simbolo del nord. Qui, un’unità dell'Africa Corps è rimasta circondata per più di un giorno, combattendo senza sosta contro ondate di terroristi che provavano a sfondare il perimetro. "Hanno respinto quattro attacchi massicci al nostro bastione principale e agli avamposti", ha rivendicato con orgoglio il ministero della Difesa di Mosca. E solo dopo, su decisione del governo maliano, le truppe hanno effettuato una ritirata ordinata.

Ma il dato che fa impressione, e che Mosca ha voluto rendere noto con dovizia di particolari, è il conto lasciato sul campo dagli attaccanti. I numeri parlano chiaro: oltre 2.500 terroristi messi fuori combattimento. A questi si aggiungono 102 veicoli distrutti, 152 motociclette (il cavallo di battaglia dei guerriglieri del deserto) e sette mortai fatti a pezzi. I russi hanno utilizzato tutta la loro potenza di fuoco: droni "Inokhodets" che hanno centrato le retrovie nemiche, una pioggia di razzi e bombe sganciati da cacciabombardieri Su-24, e 21 missioni di volo a bassa quota condotte da elicotteri Mi-8 e Mi-24, decollati e atterrati sotto il fuoco incrociato.

Eppure, nonostante l’eroismo degli uomini dell'Africa Corps, il prezzo pagato è stato altissimo. Il viceministro degli Esteri russo, Georgy Borisenko, ha confermato che anche tra i ranghi russi si contano "caduti". Un lutto che Mosca non ha voluto nascondere, ma che ha immediatamente trasformato in un'accusa politica pesantissima.

Perché, secondo la ricostruzione del ministero della Difesa russo, quei 12.000 terroristi non erano semplici miliziani del deserto. "La loro preparazione - si legge in una nota ufficiale citata da Izvestia - è stata condotta con la partecipazione di istruttori mercenari ucraini ed europei". E non si trattava di addestramento generico: gli istruttori hanno messo in mano ai ribelli veri e propri missili terra-aria di fabbricazione occidentale, i celebri Stinger e i Mistral. Un arsenale che non è certo di facile reperimento.

Da Mosca la condanna è stata immediata e durissima. "L’Occidente collettivo e il regime di Kiev sono dalla parte dei terroristi", hanno tuonato le autorità russe, accusando Ucraina e Nato di voler destabilizzare il Mali per colpire gli interessi russi in Africa. "Non si limitano a fornire armi all’Ucraina - ha sottolineato un portavoce del ministero -, ora addestrano direttamente gli jihadisti per uccidere i nostri soldati e rovesciare governi amici".

Una dichiarazione di guerra diplomatica che trasforma la sabbia del Sahel in un nuovo, caldissimo fronte dello scontro Est-Ovest.

Per fortuna del governo di Bamako, però, l’esercito maliano e i suoi alleati russi sono riusciti a evitare il peggio. In molte località, gli attacchi sono stati respinti. E un deputato del parlamento maliano, Aliou Tounkara, ha voluto ringraziare pubblicamente il contingente russo, definendo la sua risposta "di altissimo livello". Ma la ferita rimane: i separatisti tuareg hanno preso Kidal e, ad oggi, la tengono saldamente. Le ostilità, insomma, sono tutt’altro che finite. In questa fase di incertezza, una cosa è certa: il Mali è diventato il banco di prova di una guerra sporca, nella quale i confini tra terrorismo e geopolitica sono ormai del tutto cancellati.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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