Mali: L’Unione Africana chiede l’intervento della NATO contro i gruppi armati del nord
Rinviati a data da destinarsi i colloqui tra Bamako, Ansar Dine e Mnla
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Il presidente di turno dell'Unione Africana, il capo di Stato del Benin,Thomas Boni Yayi, ha chiesto alle forze Nato di affiancare le truppe africane nel combattere gli islamisti che hanno occupato le regioni settentrionali del Mali.
Il conflitto del Mali è una questione internazionale e la Nato dovrebbe intervenire proprio come ha fatto in Afghanistan, ha sostenuto Thomas Boni Yayi in una conferenza stampa ad Ottawa. L’appello del presidente UA mira a creare una "coalizione globale" simile a quella nata in Afghanistan dopo l'11 settembre 2001.
Sul terreno del conflitto, dopo un tentativo di attacco islamista nei pressi della città di Kona, nella regione di Mopti, respinto dall’esercito, il governo di Bamako ha inviato rinforzi alla base militare di Sévaré, a circa 15 Km da Mopti. L’esercito è ora schierato lungo la linea Mopti, Kona e Diabaly che divide idealmente il nord dal sud.
Sul piano diplomatico, invece, Djibrill Bassole, il ministro degli Esteri del Burkina Faso che conduce i negoziati per conto del presidente Blaise Compaoré, mediatore della Comunità Economica dell’Africa occidentale per la crisi maliana, ha comunicato che i colloqui tra le autorità di Bamako e i delegati del gruppo tuareg-salafita di Ansar Dine e dei tuareg del Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad sono rinviati a data da destinarsi, su richiesta delle parti, per “consentire loro di avere più tempo per prepararsi”. Sotto la pressione del Burkina Faso e dell’Algeria, i laeader di Ansar Dine si sono particolarmente impegnati a prendere le distanze da AQIM e il Mujao, dicendosi disposti a dialogare con Bamako. Il 3 gennaio, però, i delegati del gruppo salafita hanno accusato Bamako non essere pronta al dialogo e hanno ritirato la loro offerta di cessazione delle ostilità, dicendosi però disposti a nuove discussioni.


