Manlio Di Stefano (M5S): "Un embargo di armi all'Arabia Saudita? Lo chiediamo con forza da mesi. Il Governo voti subito la nostra risoluzione"
L'intervista al capogruppo Commissione Affari Esteri del Movimento 5 Stelle alla luce della risoluzione del Parlamento europeo sullo Yemen
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Il Parlamento Europeo ha adottato ieri una Risoluzione sulla guerra in corso di Yemen chiedendo formalmente che si interrompa immediatamente l'afflusso di armi nella regione. Nel testo, in particolare, si invita Lady Pesc, Federica Mogherini, a promuovere un'iniziativa per imporre un embargo di armi nei confronti dell'Arabia Saudita a livello europeo.
Rispetto ai crimini contro l'umanità e contro il diritto internazionale umanitario perpetrati dalla coalizione a guida saudita, in Italia è stata depositata a prima firma Manlio Di Stefano – capogruppo della Commissione Affari Esteri del Movimento 5 Stelle alla Commissione Affari Esteri – una risoluzione l'8 ottobre 2015 che chiede espressamente al governo italiano di imporre un embargo d'armi contro il regime di Riad. Risoluzione che giace nei cassetti del Parlamento.
Dopo la risoluzione del Parlamento europeo è il momento perfetto per la calendarizzazione. Quali erano gli impegni che il Movimento 5 Stelle chiedeva al governo?
“Noi da giugno chiediamo al governo di impegnarsi a prendere tre semplici misure rispetto ai massacri in Yemen. Primo, interrompere immediatamente la vendita di armi all'Arabia Saudita nel rispetto della legge 185 del 1990. Secondo, anticipando il Parlamento europeo, a farsi promotore, in sede europea, di ogni iniziativa utile a bloccare l’export di armi verso la monarchia saudita. Terzo, chiedere, in sede Onu, l'istituzione di una commissione d'inchiesta internazionale indipendente che faccia luce sulle gravi violazioni di diritti umani e crimini di guerra commessi dalla coalizione a guida saudita in Yemen"
E dal governo nessuna risposta?
“Nulla. Prima di quella risoluzione, come commissione affari esteri del Movimento, e sempre a mia prima firma, avevamo depositato un'interrogazione in cui chiedevamo a Gentiloni di riferire in Aula se ci fossero anche armi italiane tra quelle che la coalizione saudita utilizza nel massacro in Yemen. L'unica risposta che ho avuto da Gentiloni mesi e mesi dopo l'inizio della carneficina è stata di dire che l'Arabia Saudita fa parte della coalizione anti-Daesh e che l'Italia non è il paese che vende più armi, perché Francia e Regno Unito ne vendono di più. Siamo responsabili di un massacro, ma lo siamo meno di altri e dovremmo consolarci. Questo il ragionamento di Gentiloni”.
Ed ora dopo la risoluzione del Parlamento europeo, cosa cambierà? Lady Pesc Mogherini farà pressione sul governo Renzi?
"Dubito fermamente. In ogni teatro di politica internazionale, l'Europa dimostra sempre di più la sua totale inutilità: dall'Ucraina, alla Libia, passando per la Siria, sono state tante le possibilità recenti per poter incidere. Ma ogni giorno che passa, con la Grecia lasciata morire come parcheggio di profughi e topo da laboratorio della Troika; con l'Europa del sud costretta a una lenta eutanasia di diritti e Welfare per la partecipazione ad una moneta fallita e fallimentare; e con l'Europa del Nord che mette in discussione perfino Schengen, quello che è sempre più chiaro che stiamo parlando di un esperimento al capolinea. La risoluzione del Parlamento può servire da stimolo. Ma tutto deve partire da qui, da Roma. Il governo italiano avrà un minimo di rivalsa di sovranità e voterà la nostra risoluzione? Lo aspettiamo. Si tratta, del resto, di posizioni che alcuni paesi come la Svezia hanno già adottato".
L'Arabia Saudita è un paese membro del cosiddetto “Small Group” che con Stati Uniti e Italia, tra gli altri, si propone di ideare una soluzione alla guerra in Siria. Una contraddizione non crede?
"Una enorme contraddizione. Come può lo Small Group, che dice di voler combattere l'Isis, accogliere tra i suoi membri, l'Arabia Saudita, il Qatar la Turchia, i primi finanziatori delle fila dei Daesh? Quando Gentiloni in Aula ci dice che vuole combattere Daesh e cita lo Small Group dovrebbe essere ridicolizzato: è come chiedere aiuto agli incendiari per domare il fuoco che loro stessi hanno appiccato. Il problema è che in Italia manca un'informazione libera in grado di creare consapevolezza nell'opinione pubblica su questi temi".
E ora l'Italia ha scelto: DAESH si sconfigge ingolfandoci in Libia. E' quasi tutto pronto dopo il Consiglio supremo di Difesa di ieri. Siamo sicuri che sia la strategia corretta?
"Per abbattere il mostro Daesh, utilizzato in modo connivente da nostri alleati per destabilizzare la Siria, dobbiamo interrompere le sue linee di approvvigionamento. Immediatamente. I terroristi si sgonfierebbero in poco tempo come stiamo assistendo in Siria con l'avanzata dell'esercito siriano. Ma per farlo bisogna avere il coraggio di andare contro “alleati”, Arabia Saudita, e membri Nato, Turchia.
Oggi proprio la Francia, gli Usa e il Regno Unito, i paesi che nel 2011 attaccarono per primi la Libia distruggendo uno stato sovrano che garantiva livelli di vita dignitosi alla sua popolazione, hanno deciso e imposto all'Italia di entrare in guerra in Libia. Noi da fedeli servitori obbediamo. A cosa assisteremo? Tra qualche mese avremo solo creato più jihadisti e un terreno più fertile per l'Isis.
Per stanare Daesh, come ho letto in un cartello di una manifestazione pacifista di Rete No War questa settimana, non bisogna andare in Libia, ma stanare i nostri alleati. Per colpire al cuore l'Isis bisognerebbe tagliare immediatamente le massicce forniture di armi che l'Arabia saudita e i paesi del golfo girano a Daesh. Invece lo smistamento di armi continua indisturbato, e come se non bastasse il governo italiano fa partire da Sigonella i droni Usa che in Libia colpiranno quel nemico nutrito dai nostri “alleati”.


