Mar Cinese Meridionale, nuovo dossier presentato a Hong Kong: "L'arbitrato del 2016 è una farsa occidentale"
A dieci anni dalla sentenza arbitrale sul Mar Cinese Meridionale, la Cina torna all'attacco sul piano diplomatico e giuridico, definendo il verdetto del 2016 una "farsa politica mascherata da decisione legale". In occasione di un forum internazionale sulla sicurezza marittima svoltosi a Hong Kong, due importanti think tank cinesi hanno presentato un rapporto di 96 pagine che contesta radicalmente le basi giuridiche dell'arbitrato promosso dalle Filippine e sostenuto da diversi Paesi occidentali. Secondo il documento, il tribunale arbitrale avrebbe oltrepassato le proprie competenze, ignorando il principio del consenso degli Stati e interpretando in modo distorto la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), in particolare per quanto riguarda lo status delle isole e i diritti storici rivendicati da Pechino.
Per gli autori del rapporto, la sentenza sarebbe quindi "nulla fin dall'origine" e priva di un reale valore giurisprudenziale internazionale. Il dossier sostiene inoltre che diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Giappone, Australia e Francia, appoggiano pubblicamente il lodo ma adottano nella pratica posizioni marittime incompatibili con i principi contenuti nella stessa decisione arbitrale, dimostrando, secondo Pechino, un utilizzo politico dello strumento giuridico finalizzato a contenere l'influenza cinese nella regione.
Gli esperti intervenuti al convegno hanno affermato che, nell'ultimo decennio, il lodo non ha contribuito a risolvere le dispute territoriali, ma ha invece alimentato nuove le tensioni tra la Cina e alcuni Paesi dell'Asia sudorientale, rallentando anche i negoziati per un Codice di condotta condiviso nel Mar Cinese Meridionale. Negli ultimi giorni il ministero degli Esteri cinese ha inoltre respinto una dichiarazione congiunta firmata da 14 Paesi a sostegno dell'arbitrato, ribadendo che il provvedimento viola i principi fondamentali del diritto internazionale.
Analoghe proteste sono state rivolte contro le prese di posizione di Stati Uniti, Unione Europea, Giappone e Filippine. Pechino ritiene che la maggioranza dei Paesi dell'ASEAN privilegi oggi il dialogo e la cooperazione con la Cina rispetto all'escalation delle controversie marittime. Per questo motivo insiste sulla necessità di affrontare le dispute attraverso negoziati diretti e meccanismi multilaterali di gestione delle crisi, respingendo qualsiasi tentativo di utilizzare il lodo arbitrale del 2016 come base per ridefinire gli equilibri nel Mar Cinese Meridionale.
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