Marcello Foa - Le e-mail della vergogna di Hillary Clinton: che vergogna la stampa Usa

6357
Marcello Foa - Le e-mail della vergogna di Hillary Clinton: che vergogna la stampa Usa

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 

di Marcello Foa* - Corriere del Ticino


Comunque finisca il duello Trump-Clinton, c'è sicuramente un grande sconfitto: la stampa americana. La pubblicazione delle email di John Podesta, il responsabile della campagna elettorale di Hillary, sta rivelando un quadro che definire sconcertante è riduttivo. Per decenni qualunque giornalista occidentale si è avvicinato alla professione con il mito del Watergate, la straordinaria inchiesta giornalistica del Washington Post che costrinse il presidente Nixon alle dimissioni. Un giornale che fa cadere il capo della Casa Bianca, che storia! E, in genere, che forza i media a stelle e strisce! Chi non conosce il Premio Pulitzer? Chi non ha visto i tanti film di Hollywood che magnificano l'indipendenza e la rettitudine dei reporter? E invece...


Lo scoop di Wikileaks fa emergere una realtà ben diversa. Ad esempio la firma del New York Times Nick Kristoff che anticipa a Bill Clinton le domande di un'intervista o la cronista del Washington Post che scrive un pezzo sui lobbisti nella capitale e, prima della pubblicazione, fa sapere a un preoccupatissimo Podesta che "è citato solo in una riga in mezzo al pezzo". E che dire del responsabile della pagina dei commenti del Boston Globe, Marjorie Pritchard, che la scorsa primavera si prodigava a dare consigli "per massimizzare la presenza di Hillary durante le primarie"? Di nuovo la Signora in grigio, come viene chiamato il New York Times, appare in un messaggio che riguarda il reporter Mark Leibovich, il quale ottiene un'intervista con la Clinton in cambio... di un diritto di veto sulle sue dichiarazioni prima della pubblicazione.


Un volto notissimo, il conduttore televisivo della rete televisiva CnbcJohn Harwood (nonché editorialista del New York Times) in un'email a Podesta svela che sta "scrivendo un pezzo come vuole Hillary" e in un'altra gli consiglia di "fare attenzione al candidato repubblicano Ben Carson". E' lo stesso Harwood che ha moderato, naturalmente come giornalista indipendente, un dibattito televisivo durante le primarie, durante il quale provocò Trump definendolo "una versione da fumetto della campagna presidenziale".


Dimenticavo: la Cnn è sospettata di aver passato in anteprima al presidente del partito democratico alcune domande del pubblico, mentre qualche settimana fa il sito The Daily Beast rivelò che la Clinton organizzò il 10 aprile 2015 un cocktail off-the-record, ovvero riservato, con 37 giornalisti di 14 testate quali BC, Bloomberg, CBS, CNN, Daily Beast, Huffington Post, MSNBC, NBC, New Yorker, New York Times, People, Politico, Vice, and Vox. Lo scopo? Preparare i media all'annuncio formale della candidatura. E, ancora una volta, il New York Times brilla nei cuori della campagna elettorale di Hillary, che passa "storia preparate" alla reporter Maggie Haberman, la quale "non ha mai deluso".
 

Cosa dicevamo? Ah sì che c'era una volta la stampa americana, quella stampa che un osservatore autorevole e coraggioso come Paul Craig Roberts da tempo sferza con il neologismo di "Presstitute" da press (stampa) e prostitute, parola che non necessita traduzione. Una esagerazione, certo; ma con un fondo di verità sapendo che il 70% americani dichiara di non aver più fiducia nelle grandi testate tradizionali. Le trova poco credibili.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia di Giuseppe Masala L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo   Una finestra aperta CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo

CIFTIS 2026: la Cina spalanca le porte dei servizi al mondo

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO) di Fabio Massimo Paernti Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Una falsa false-flag? di Francesco Santoianni Una falsa false-flag?

Una falsa false-flag?

USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN di Alessandro Bartoloni USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN

USA vs BRICS: ecco la vera posta in gioco in IRAN

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli di Raffaella Milandri Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

L’illusione neoliberale tra diritti civili e sociali di Paolo Desogus L’illusione neoliberale tra diritti civili e sociali

L’illusione neoliberale tra diritti civili e sociali

L'interregno globale e le faglie dei BRICS di Geraldina Colotti L'interregno globale e le faglie dei BRICS

L'interregno globale e le faglie dei BRICS

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina di Giorgio Cremaschi Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina

Meloni, Schlein e l'irrinunciabile guerra in Ucraina

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti