Mentre l'Occidente si allontana, Mosca rafforza i legami con i Paesi Brics
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di Simone Nastasi
“Potremmo costruire 25 centrali nucleari in India”. Chiusa la porta al gasdotto South-Stream, che avrebbe rifornito l'Europa di gas proveniente dai bacini del Cremlino, il presidente russo Wladimir Putin ha subito aperto il portone che lo porta fino a Nuova Delhi. L'obiettivo, quello di intensificare le relazioni energetiche con l'India sulla stessa linea di quanto fatto negli ultimi tempi con la Cina. L'occasione per farlo è stato proprio l'incontro tra Vladimir Putin e Narendra Modi che si è svolto in settimana nella capitale indiana e dove si è parlato un pò di tutto, dalle questioni politiche a quelle energetiche. Se non è un mistero infatti che Putin abbia spesso utilizzato l'energia come strumento di politica estera, da questo punto di vista, la strategia del Cremlino sembra allora piuttosto chiara: diversificare, e farlo guardando non più ad Occidente, dunque agli Stati europei che “crescono troppo lentamente”, ma ad Oriente, verso la Cina e appunto l'India, che “stanno crescendo ad un tasso decisamente superiore”.
Dopo la crisi ucraina e l'arrivo delle sanzioni, la scelta del Cremlino è stata quella di spostare l'attenzione verso chi, nei prossimi anni, potrebbe diventare il primo mercato di sbocco per le risorse energetiche russe. D'altronde i rapporti con gli Stati occidentali, dopo la crisi con Kiev, sono quelli che sono, e le sanzioni che hanno peggiorato di almeno 40 miliardi il prodotto interno lordo della Russia, ne sarebbero la dimostrazione. Il contemporaneo crollo del prezzo del petrolio che, come ha dichiarato di recente il ministro delle Finanze Siluanov ha alleggerito il Pil di altri 90 miliardi, non ha fatto che peggiorare la situazione. Di qui la scelta di potenziare i rapporti sia politici che commerciali con quegli Stati che offrono maggiori garanzie in termini di crescita economica e soprattutto non hanno assunto verso la Russia le stesse posizioni di chiusura di molti Stati europei.
“Vogliamo diventare i principali fornitori di energia nei mercati asiatici” avrebbe pertanto dichiarato Putin all'agenzia di stampa indiana PTI aggiungendo inoltre che “la Russia potrebbe essere pronta ad iniziare a fornire gas naturale all'India a partire dal 2017”. La strada per farlo sarebbe l'accordo siglato nel 2012 tra la russa Gazprom e l'indiana Gail, per la fornitura di gas naturale. Secondo i termini dell'accordo Gail riceverà da Gazprom 2,5 milioni di tonnellate per i prossimi 20 anni.
Nell'incontro tra Modi e Putin c'è stato tuttavia lo spazio anche per parlare di questioni militari, con la finalità per entrambe le parti di potenziare anche da questo punto di vista, una relazione che sia Mosca che Nuova Delhi considerano come “strategica”. Un effetto della crisi ucraina infatti, se da un lato è stato l'intensificarsi delle tensioni tra la Russia e il mondo occidentale, da un altro ha visto il contemporaneo avvicinamento a Mosca di tutti i Paesi che rientrano nell'acronimo Brics. Nell'ultima riunione plenaria svoltasi in Brasile nel mese di luglio, l'India, la Cina, il Brasile e il Sudafrica hanno voluto allora condannare con una dichiarazione congiunta qualsiasi violazione del diritto internazionale, comprese appunto le sanzioni economiche.

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