Mercenari stranieri al soldo di Kiev: chi muore e chi viene catturato

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Mercenari stranieri al soldo di Kiev: chi muore e chi viene catturato

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di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Ennesimo mercenario straniero fatto prigioniero dalle forze russe nella regione della Repubblica di Donetsk. Si tratta questa volta di un militare polacco inquadrato nei reparti ucraini. Ne dà notizia RIA Novosti, con riferimento alle dichiarazioni dei comandi russi del “Corpo volontario”.

Nel video pubblicato da RIA, il mercenario afferma che oggi l'esercito ucraino è ridotto al punto da accogliere nelle proprie file ogni straniero, senza badare particolarmente a specifiche caratteristiche o nazionalità. Per l'arruolamento dei mercenari è anzi attivo un sito web specifico: «È sufficiente collegarsi al sito» dice il polacco catturato, «riempire il modulo, inviare la domanda e attendere. E siccome credo che l'Ucraina abbia bisogno di uomini, poiché avverte la forte insufficienza di soldati, allora probabilmente prendono tutti, senza rifiutare nessuno».

Già varie volte, ricorda RIA, il Ministero della difesa russo ha dato notizia dell'eliminazione al fronte di mercenari da USA, Gran Bretagna, Georgia, Polonia e altri paesi, usati dalla junta di Kiev come “carne da cannone”. Molti di coloro che sono stati fatti prigionieri hanno ammesso di essere arrivati a combattere in Ucraina per soldi, ma che i comandi ucraini peccano di cattivo coordinamento delle loro azioni, così che le chances di uscine vivi si riducono al minimo, anche perché l'intensità del conflitto in Ucraina non è paragonabile a quella cui erano abituati, ad esempio in Afghanistan e Medio Oriente.

Un altro mercenario fatto prigioniero dai reparti del raggruppamento russo “Tsentr” nell'area di Toretsk, questa volta britannico, Hayden William Davis, ha raccontato di dodici suoi commilitoni fuggiti dal fronte dopo che i comandi avevano ordinato di sparare sui civili.

«Non ci piace per nulla» ha detto Davis, «un comando che permette di commettere crimini di guerra. Io ero in posizione, e il mio compito era quello di tenere un punto di osservazione. Ho sentito personalmente via radio l'ordine, impartito da qualcuno, di uccidere tre persone. Ricordo che uno dei comandanti aveva detto: “Uccideteli”. Questo accadeva da qualche parte, in un'altra posizione; non so esattamente dove, ma sono abbastanza sicuro che là abbiano ucciso una donna e un adolescente.... Per tutti coloro che erano con me al posto di osservazione, quella fu l'ultima goccia. In quel momento, dodici persone hanno deciso di  rompere il contratto».

Davis ha sottolineato che i comandi ucraini utilizzano gli uomini «come carne»: «I comandi se ne fregano di te, non gliene importa nulla, ti usano come carne da macello. Ti dicono che starai in posizione da tre a cinque giorni, ma ti tengono lì per dieci giorni e poi ti mandano in un'altra posizione. Ho rifiutato categoricamente di spostarmi in un'altra posizione: non ci sono informazioni, non abbiamo equipaggiamenti», ha detto Davis, aggiungendo che, dopo aver abbandonato la propria posizione, è rimasto nascosto due mesi nel bunker di una trincea.

«Il giovane che era insieme a me» ha detto ancora, è «morto per i droni e tutto il resto. Un altro è fuggito. Io ero riuscito a spostarmi per mettermi al riparo, ma una granata cadde di nuovo nelle vicinanze. Non veniva dalla parte russa, credo fosse ucraina, lanciata da un drone... Così decisi di trovare un bunker..... E ci sono rimasto nascosto per circa due mesi».

Secondo le parole di Davis, i comandi ucraini non si preoccupano nemmeno di rimuovere i cadaveri dei commilitoni morti in combattimento: «un ottimo giovane sudafricano, morto, è rimasto in una cassa di legno in mezzo a Toretsk. Il suo cadavere giaceva a 50 metri dal mio bunker..... Se venite in Ucraina come combattenti di una legione straniera – io, è vero, sono un'eccezione - sarete eliminati.. non c'è niente di buono in questo, e l'Ucraina se ne frega di voi».

Una profuga dal villaggio di Selidovo, Marina Kovaleva, ha invece raccontato di aver visto in città, la scorsa estate, mercenari di pelle nera. Nei negozi, dice Kovaleva, si servivano del traduttore sul cellulare per rivolgersi ai commessi, dal momento che non parlavano né russo, né ucraino.

A quanto pare, la junta nazigolpista ha interpretato a proprio modo i comandamenti cui dice di genuflettersi, mentre invoca soldi e armi dai padrini occidentali: «Non vi dimenticherete dell'alleanza conclusa con voi e non venererete divinità straniere ma venererete soltanto il signore vostro dio». (2 Re – 17; 38,39)

 

 

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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