Messico, protesta della Gen Z: tra violenza e dubbi sull’origine del movimento

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Messico, protesta della Gen Z: tra violenza e dubbi sull’origine del movimento

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A Città del Messico la cosiddetta ‘Marcha de la Generación Z’ è degenerata sabato in duri scontri davanti al Palacio Nacional, trasformando una mobilitazione nata per chiedere maggiore sicurezza e opportunità in una protesta segnata da violenza e caos. Secondo il governo della capitale, circa 17.000 persone hanno partecipato all’iniziativa, ma un gruppo di mille incappucciati ha forzato le barriere del complesso presidenziale. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni. Il bilancio: almeno 100 agenti feriti, 20 manifestanti con lesioni lievi e altrettanti arresti.

La presidente Claudia Sheinbaum ha condannato con fermezza gli episodi, sottolineando la scarsa presenza reale di giovani e richiamando la necessità di una mobilitazione pacifica: “Diciamo no alla violenza”. Ha evocato l’esempio delle lotte non violente di Andrés Manuel López Obrador, insistendo che il cambiamento “si costruisce senza rompere un solo vetro”. Il governo segnala inoltre ingerenze esterne. Sheinbaum e i suoi collaboratori denunciano che la convocazione sarebbe stata amplificata da milioni di bot e da una campagna digitale finanziata da oppositori interni e dalla destra internazionale. Una tesi rafforzata dal segretario dell’Educazione, Mario Delgado, che accusa settori conservatori di voler manipolare i giovani mentre “la vera generazione” è quella che affolla scuole e università grazie ai programmi federali come le borse Benito Juárez.

La protesta messicana arriva dopo mobilitazioni simili in Nepal, Madagascar, Indonesia e altri paesi latinoamericani, dove gruppi riconducibili alla “Gen Z” hanno usato simboli comuni, come la bandiera ispirata all’anime One Piece, per contestare crisi politiche e sociali. Nel frattempo, le marce che si sono svolte in parallelo in altre parti del paese sono rimaste pacifiche, ma l’arrivo allo Zócalo ha nuovamente innescato tensioni.

Per il governo, resta prioritario difendere il diritto alla protesta mantenendo la pace pubblica. Per i manifestanti, il messaggio resta quello lanciato nel comunicato originale: “Non siamo né di sinistra né di destra; siamo una generazione stanca”. Uno slogan qualunquista che serve a nascondere i reali interessi dietro la destabilizzazione del governo messicano.


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