Messico, sesto giornalista assassinato in un mese. I cartelli della droga impongono la legge del terrore
E’ in atto una vera e propria guerra civile in Messico ormai da diversi anni. I cartelli della droga del paese centroamericano si spartiscono in una battaglia senza quartiere il ricco mercato della droga che un tempo era gestito in prevalenza dai cartelli colombiani. La morte di Pablo Escobar e la perdita di potere del cartello di Mellin cambio il panorama dei re del narcotraffico. A pochi mesi dalle elezioni presidenziali in Messico l’escalation di violenza sembra sempre più incontenibile e sono in molti a pagare questo stato di insicurezza con la vita primi tra tutti sono i giornalisti ed i fotoreporter a pagare.
Nell’ultimo mese sei sono stati i giornalisti uccisi e l’ultimo Marco Antonio Avila, reporter per il quotidiano di Sonora, è stato ritrovato in un sacco dell’immondizia a lato di una strada di campagna con evidenti segni di tortura. Secondo le ricostruzione il giornalista sarebbe stato sequestrato alcuni giorni primi ad un autolavaggio. L’organizzazione internazionale della stampa con sede a Vienna, appresa la notizia, aveva mandato un messaggio al governo di Calderon perché si adoperasse per la liberazione del giornalista. Ma al momento Città del Messico è impotente nonostante l’ampio dispiegamento di forze dell’esercito nel combattere nei vari stati il potere dei cartelli della droga. Anzi pochi giorni fa segnando un precedente storica anche nelle vicende legate al narcotraffico tre generale di altro rango delle forze armate del Messico sono stati arrestati per le loro presunti collusioni con il cartello della droga di Sinaloa.


