Migliaia di cubani in piazza contro gli USA: "L’accusa a Raúl Castro è un atto vile"

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Migliaia di cubani in piazza contro gli USA: "L’accusa a Raúl Castro è un atto vile"

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Migliaia di cubani sono scesi in piazza alla storica Tribuna Antimperialista dell’Avana per dire no al “vile atto” del governo degli Stati Uniti. La provocazione contro Raúl Castro. Washington vuole portare davanti a un tribunale nordamericano il generale dell’esercito e leader storico della Rivoluzione cubana, con l’accusa di essere responsabile dell’abbattimento di due aerei del gruppo terroristico “Hermanos al Rescate” nel 1996. Ma per la folla che ha riempito lo storico spazio habanero, una cosa è chiara: toccare Raúl Castro significa toccare Cuba intera. E l’isola non si piega davanti alla tracotanza imperialista.

A convocare la manifestazione sono state l’Unione dei Giovani Comunisti, le organizzazioni di massa, studentesche e i movimenti giovanili. E la risposta è stata imponente: giovani, operai, scienziati, contadini, artisti, persone di tutte le età si sono strette attorno alla dichiarazione del Governo Rivoluzionario. Il messaggio, spiegano gli organizzatori come riporta teleSUR, è un fascio compatto - come avrebbe detto José Martí, quell’argento nelle radici delle Ande - contro “l’atto spregevole e infame” del Dipartimento di Giustizia USA.

A guidare la protesta c’era il presidente Miguel Díaz-Canel, che sul suo account X ha scritto: “Non si manca di rispetto agli eroi della Patria, non si offendono la storia e le tradizioni senza una risposta. Non a Cuba”. Poco prima, aveva affermato: “La nuova aggressione ci ha unito ancora di più e ha accresciuto l’onore, la dignità e il sentimento antimperialista di un popolo già riconosciuto nel mondo per la sua coraggiosa resistenza”.

Ma il discorso più atteso è stato quello di Gerardo Hernández Nordelo, coordinatore nazionale dei Comitati per la Difesa della Rivoluzione e uno dei celebri “Cinque Eroi” cubani. Hernández ha rovesciato l’accusa: il vero responsabile dell’incidente del 24 febbraio 1996, ha detto, è il governo USA. Ha definito il capo di Hermanos al Rescate, José Basulto, un agente della CIA con un curriculum di provocazioni deliberate e reiterate violazioni dello spazio aereo cubano. E ha ricordato che Washington non ha alcuna autorità morale per giudicare nessuno: gli Stati Uniti, ha denunciato, dovrebbero invece rispondere dell’affondamento di 57 imbarcazioni in alto mare e dell’esecuzione extragiudiziale di quasi duecento persone, dopo aver violato il giusto processo e la presunzione di innocenza. “La Casa Bianca è complice del terrorismo”, ha denunciato.

Hernández Nordelo ha voluto anche ribadire un concetto: quello di Cuba è un popolo di pace, ma ha il diritto legittimo alla difesa. L’isola non rappresenta alcuna minaccia per la sicurezza nordamericana, semmai il contrario: è uno Stato aggredito da Washington. I numeri parlano chiaro, ha ricordato: 3.478 cubani uccisi e 2.099 rimasti con disabilità o segni permanenti a causa di atti terroristici organizzati, finanziati o tollerati dagli Stati Uniti. Per questo, ha concluso, “il popolo di Cuba riafferma la decisione inamovibile di difendere la Patria e la Rivoluzione, e con la massima forza ribadisce il suo assoluto e fermo comando al generale d’esercito Raúl Castro Ruz”.

Dalla Tribuna Antimperialista è partito un coro di denunce contro quella che molti hanno definito una messinscena politico-elettorale di Washington. I manifestanti hanno ricordato che l’amministrazione Clinton, all’epoca dei fatti, non solo permise le provocazioni di Hermanos al Rescate, ma cavalcò l’isteria anticubana per firmare pochi giorni dopo la famigerata Legge Helms-Burton, che inasprì ulteriormente il blocco. Il ministero degli Esteri cubano aveva inviato 25 note diplomatiche di avvertimento: tutte ignorate. La responsabilità dell’abbattimento, hanno scandito i presenti, è tutta degli Stati Uniti.

La protesta cubana ha allargato il tiro anche ad altre questioni internazionali: condannata l’aggressività dell’amministrazione Trump, la sua invasione criminale del Venezuela, e l’alleanza con il sionismo per aggredire l’Iran, mentre si consente a Netanyahu di colpire Palestina, Libano, Siria, Iraq, Yemen e la Repubblica Islamica.

Mobilitazioni analoghe, hanno fatto sapere le autorità, si stanno svolgendo in tutte le province cubane. A L’Avana, come a Santiago o a Holguín, il messaggio è lo stesso: nessun tribunale straniero giudicherà i leader della Rivoluzione. Raúl Castro, hanno ripetuto in migliaia, è Cuba. E Cuba non si tocca.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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