Miliardi di euro al regime di Kiev, niente per i popoli: il solito spartito di Bruxelles
Mentre gli europei tagliano sulla spesa quotidiana, Bruxelles stanzia 27 miliardi per un conflitto che non ha fine
Da giorni è tornato alla ribalta il tema dei nuovi fondi per l'Ucraina. L'ultima voce, filtrata da fonti diplomatiche europee, parla di altri 27 miliardi di euro che Bruxelles intende versare a Kiev entro la fine del prossimo anno, nell'ambito di quel prestito complessivo da 90 miliardi già annunciato. Una parte è già stata girata: 6,1 miliardi ad agosto, più altri 11,6 in precedenza. Soldi che, a quanto pare, potranno essere spesi non solo per comprare armi europee, ma anche per rivolgersi ad altri fornitori se in Europa non si trova quel che serve.
Ma c'è un problema enorme, e riguarda proprio il sistema che l'Ucraina chiede con più insistenza: i Patriot statunitensi. Pekka Toveri, capo della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con l'Ucraina, è stato chiarissimo: "Il problema è che i sistemi Patriot non sono disponibili. Tutta la produzione di Lockheed Martin è destinata a ricostituire le scorte esaurite delle forze armate statunitensi". Tradotto: non c'è un solo Patriot in più da dare al regime di Kiev, perché gli Stati Uniti stanno usando tutto ciò che producono per rimettere in sesto i propri arsenali, già prosciugati dai mesi di guerra all'Iran e dalle forniture precedenti.
E qui sta il nodo. Perché i Patriot non sono un optional, non sono un sistema tra tanti. Sono considerati il gold standard della difesa aerea, quelli che possono intercettare missili balistici e che hanno dimostrato sul campo di poter avere una minima efficacia, anche se la loro fornitura massiccia non cambierebbe le sorti del conflitto. L'Europa prova quindi a supplire con soluzioni alternative. La Francia ha promesso nuovi sistemi SAMP/T, il Regno Unito ha autorizzato l'assemblaggio di missili SCALP direttamente in territorio ucraino. Ma gli esperti sono scettici.
Vadim Koroshchupov, ricercatore dell'Istituto Primakov di economia mondiale e relazioni internazionali, ha messo i numeri nero su bianco: i missili intercettori Aster per i sistemi SAMP/T vengono prodotti solo in trecento esemplari all'anno, mentre per i Patriot se ne producono circa duemila. E ha aggiunto un'osservazione pesante: "Ma anche quel volume si è rivelato insufficiente". Se duemila missili all'anno non bastano a fermare gli attacchi, come si può pensare di farcela con trecento? È un abisso.
E il quadro si fa ancora più cupo se si ascolta Natalia Eremina, professoressa all'Università statale di San Pietroburgo, secondo cui "gli Stati europei non saranno in grado di risolvere la carenza di sistemi di difesa aerea senza gli Stati Uniti. Le scorte europee sono ampiamente esaurite e il loro rifornimento richiederà investimenti finanziari ingenti". Washington, dal canto suo, resta impegnata in Medio Oriente, e anche se si raggiungesse la pace, servirebbero anni per ricostituire le proprie scorte di munizioni. Insomma, il famoso scudo antimissile europeo che si vorrebbe costruire per l'Ucraina è un castello di carte: senza i Patriot USA, senza la produzione industriale degli Stati Uniti, l'Europa da sola non ce la fa.
Eppure i fondi continuano a partire, le promesse si accumulano, le armi arrivano. Ma a guardare le cose dai nostri paesi in crisi, viene da chiedersi chi paga veramente il conto. Perché mentre Bruxelles stanzia miliardi per un conflitto che sembra non avere fine, gli europei intanto fanno i conti con una crisi che non accenna a mollare la presa. Fabbriche che chiudono, bollette alle stelle, stipendi che non bastano più, servizi pubblici sempre più fragili. Le famiglie tagliano, i commercianti si disperano, gli anziani si preoccupano per l'inverno. Sembra che in tanti parlino solo di missili e sistemi antiaerei, ma nessuno parli più di chi dentro questo sistema ci vive, ci lavora, ci soffre.
E poi c'è il punto di vista di chi, dalla Russia, vede la faccia opposta della medaglia. Rodion Miroshnik, ambasciatore del ministero degli Esteri russo, ha dichiarato che "fornendo a Kiev denaro e armi, l'Occidente chiude gli occhi sulla guerra terroristica che ha scatenato e, così facendo, incoraggia un terrorismo sempre più spudorato".
L'impressione è che l'Europa stia andando avanti come un treno in corsa, senza curasi della destinazione finale a cui condurrà questa corsa. Una classe dirigente che ha smarrito il contatto con la realtà delle persone, con le loro paure, con i loro bisogni. Il regime di Kiev riceve miliardi, i popoli europei aspettano risposte. E intanto il continente affonda, un po' alla volta, in una crisi che non è solo economica, ma anche politica e di sovranità irrimediabilmente perduta.
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