Moncada chiama il popolo a difendere il voto: "Oggi si decide il destino dell'Honduras"

Mentre gli audio rivelano il piano della destra per manipolare il sistema TREP e generare caos con manifestazioni violente, la candidata del Partito Libre invita alla vigilanza popolare

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In Honduras la situazione è molto delicata. Con le elezioni del 30 novembre, il paese si ritrova al centro di una tempesta perfetta, dove un complesso intreccio di sabotaggio tecnologico, manipolazione dell'informazione, mobilitazioni violente e una pesante ingerenza straniera minaccia di stravolgere la volontà popolare. A rivelare le trame di un colpo di Stato in corso ci sono una serie di audio, la cui autenticità è stata confermata da una perizia internazionale, che mostrano nel dettaglio le manovre della coalizione di destra per destabilizzare il processo elettorale e impedire una vittoria della candidata Rixi Moncada del Partido Libre atualmente al governo con Xiomara Castro.

Il piano, come emerge dalle intercettazioni, si articola su più fronti. Spazia dal ritardo deliberato nella consegna del materiale elettorale, un'azione già sperimentata durante le primarie del 9 marzo scorso, fino al vero e proprio cavallo di Troia del sistema: il Sistema di Trasmissione dei Risultati Elettorali Preliminari (TREP). Questo strumento, concepito per accelerare la diffusione dei primi dati, viene sfruttato per la sua natura tecnica e i suoi vuoti istituzionali. Secondo i piani esposti nelle registrazioni, il TREP verrebbe manomesso attraverso un doppio meccanismo: da un lato, un hacking per inserire selettivamente solo i verbali provenienti da sezioni elettorali favorevoli al candidato Salvador Nasralla, creando così una realtà distorta e proclamandolo vincitore nei primi, cruciali momenti dello scrutinio. Dall'altro, un sabotaggio delle antenne satellitari per bloccare la trasmissione dei risultati dalle roccaforti dove Rixi Moncada ottiene un vantaggio schiacciante.

La regia di questa operazione è chiara. Le voci negli audio appartengono a figure di primo piano come Tomás Zambrano, capogruppo del Partito Nazionale, e Cosette López, consigliera elettorale del Partito Liberale. Il loro dialogo delinea l'architettura completa del golpe. Zambrano spiega che l'obiettivo è generare un clima di sfiducia tale da spingere forze internazionali a non riconoscere il voto, innescando un meccanismo legale che porterebbe a ripetere le elezioni. "C'è un settore delle Forze Armate che è molto allineato con noi", afferma, rivelando il ricatto finale. López, dal canto suo, conferma il ruolo della piazza, asserendo che "l'importante è che i rivoltosi scendano in strada e sostengano che c'è stato un imbroglio".

A questo assalto interno si aggiunge l'ingerenza esplicita di Donald Trump. Il presidente statunitense, a poche ore dal voto, ha lanciato un ultimatum agli honduregni: "Se Tito Asfura vince, gli Stati Uniti offriranno un grande sostegno. Se perde, gli Stati Uniti non sprecheranno i suoi soldi". Una dichiarazione che viola ogni principio di sovranità e trasforma le elezioni in un referendum sulla sottomissione a Washington. A completare il quadro di complicità, la promessa di Trump di graziare l'ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández, già condannato a 45 anni per narcotraffico, dimostrando come la "guerra alla droga" sia uno strumento geostrategico maneggiato in base alla convenienza.

Di fronte a questa macchina del caos, la candidata Rixi Moncada ha votato con un appello alla mobobilitazione e alla vigilanza. Dopo aver denunciato per settimane una "alleanza per ostacolare il processo" di cambiamento avviato da Libre. La presidente uscente Xiomara Castro ha garantito il suo impegno per un processo "tranquillo, trasparente e con assoluto rispetto per la volontà popolare".

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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