Morti sul lavoro, i numeri che smentiscono il Governo: oltre mille morti anche nel 2025
In tutta onestà, siamo rattristati – o semplicemente allibiti – dalle dichiarazioni della Ministra del Lavoro, Marina Calderone. A Montecitorio, la Ministra ha esaltato i risultati, o presunti tali, del Governo Meloni che, a detta sua e dell'Inail, avrebbe ridotto l'incidenza degli infortuni mortali. Per quanto difficile, non siamo condizionati da alcun pregiudizio ideologico, ma restiamo attoniti per un semplice motivo: il numero degli infortuni, delle malattie professionali (ossia contratte a causa del lavoro) e degli incidenti, gravi e non, è ancora drammaticamente elevato. Non ci sono elementi reali per pensare di aver invertito la tendenza.
Nel 2025 in Italia si sono registrati 1.093 morti sul lavoro, che poi sono più o meno gli stessi degli anni precedenti (1.090 nel 2024). Ben 798 decessi sono avvenuti direttamente sui luoghi di lavoro, appena 7 casi in meno rispetto al 2024.
Che dire, invece, dell'aumento degli infortuni in itinere, ossia nel tragitto tra casa e lavoro? È doveroso ricordare lo stato delle strade dissestate, gli orari di lavoro pesanti e disagiati, i servizi pubblici tagliati o inesistenti, con tratte ferroviarie e trasporti su gomma che hanno subito forti ridimensionamenti.
Al netto dei numeri, dovremmo limitarci a poche considerazioni essenziali e rapportare i casi di infortunio e di morte sul lavoro alle ore effettivamente lavorate e alla popolazione attiva. Solo queste statistiche riporterebbero elementi analitici veritieri: in presenza di parametri reali potremmo, eventualmente, parlare di regressione delle morti bianche. Ad oggi, la situazione non è cambiata e le norme vigenti non aiutano a rendere sicuro il lavoro.
Bontà sua, comunque, la Ministra Calderone ha ammesso che i dati sono ancora insufficienti per parlare di un'inversione di tendenza, ribadendo ciò che hanno già detto tutti i governi precedenti: voler perseguire l'obiettivo di ridurre i decessi, gli incidenti e le malattie professionali.
Alle dichiarazioni generiche e ai buoni intenti dovrebbero seguire, tuttavia, i fatti concreti. In queste ore di caldo intenso abbiamo visto innumerevoli categorie di lavoratori e lavoratrici operare in condizioni estremamente disagiate. E non ci riferiamo solo a chi lavora all'aria aperta, ma anche a chi si trova in uffici con temperature superiori ai 34 gradi. C'è ancora moltissimo da fare per il rispetto della salute e della sicurezza della forza lavoro.


