"Napolitano teme insurrezioni nel 2014 ma non fornisce alcun rimedio". A. Evans-Pritchard

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"Napolitano teme insurrezioni nel 2014 ma non fornisce alcun rimedio". A. Evans-Pritchard

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Sull'allarme lanciato dal presidente italiano Giorgio Napolitano per il 2014 in relazione alla “rivolta dei Forconi, Ambrose Evans Pritchard sul Telegraph scrive come in una situazione in cui migliaia di aziende sono al collasso, in massa le persone sono costrette al sussidio di disoccupazione o rischiano di perdere il posto di lavoro, la domanda da porsi è da dove nasce questa situazione di crisi? Il fatto centrale e prioritario è che l'Italia ha una moneta sopravvalutata del 20% o più, all'interno dell'Unione Monetaria Europea, che è intrappolata in un sistema di cambi fissi stile anni '30, gestito da una banca centrale anni '30 che avvicina l'area alla deflazione.
 
Napolitano, prosegue nella sua analisi il Columnist del Telegraph, ha da tempo ha manifestato il suo fervore ideologico a favore del progetto europeo. Ed è ideologicamente incapace di mettere in discussione le premesse dell'unione monetaria. Ma la situazione è drammatica. Secondo Citigroup nel 2014 l'Italia resterà bloccata in depressione con una crescita dello 0.1%, di nuovo a zero nel 2015, e allo 0.2% nel 2016. Ben otto anni dopo la crisi, la produzione in Italia sarà ancora del 10% sotto l'ultimo picco, una performance di gran lunga peggiore di quella avuta durante la Grande Depressione. Anche ipotizzando una poco probabile ripresa della zona euro, il meglio che l'Italia possa sperare è la stabilizzazione su livelli di disoccupazione di massa – al 20% se si considera l'altissimo livello di lavoratori Italiani scoraggiati (numero tre volte superiore alla media UE) che sono usciti fuori dalle statistiche. La domanda è quanto tempo la società potrà tollerare tutto questo. 
 
Per ora l'Italia ha evitato un ritorno agli "anni di piombo", ma, prosegue Evans-Pritchard, questo tipo di violenza non è poi così lontano come la gente pensa. Ad un certo punto ci potrebbe essere un incidente - un po' come lo scontro tra le truppe francesi e i portuali a Brest nel 1935, quando un lavoratore fu colpito a morte con il calcio di un fucile, mettendo in moto degli eventi che infine costrinsero Laval alle dimissioni e fecero uscire la Francia dal Gold Standard. A coloro che continuano a insistere che l'Italia deve proseguire con l'austerità per recuperare competitività tagliando i salari, bisogna rispondere che è matematicamente impossibile, in un clima di ampia deflazione o quasi deflazione in tutta l'UEM. Non è possibile permettere allo stock di debito nominale di salire su una base nominale in contrazione.  Negli ultimi tre anni il debito Italiano è già aumentato dal 119% al 133% del PIL, in gran parte a causa delle politiche di austerità fiscale. Sotto le attuali politiche UEM questo rapporto presto sfonderà il 140%, nonostante l'avanzo primario del bilancio Italiano - un livello oltre il punto di non ritorno per un paese senza moneta sovrana o senza una propria banca centrale.
 
L'Italia, conclude Evans-Pritchard, non dovrebbe lasciare l'euro come prima opzione, ma può cambiare la sua strategia diplomatica, spingendo per un cartello degli stati debitori del Club Med a leadership francese che prenda il controllo della BCE e della macchina politica dell'UEM. "Hanno i voti, e la piena autorità legale basata sui trattati, per forzare una strategia di reflazione che potrebbe cambiato tutto, se solo osassero". 

Per una traduzione completa del lungo articolo di Ambrose Evans Pritchard si rimanda e si ringrazia Voci dall'Estero

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