“Nel 2011 il Giappone ha avuto Fukushima e noi Mario Monti: loro si sono ripresi, l'Italia no”, Bagnai
4092
Intervenendo ieri al Convegno “Il tramonto dell'euro. L'euro e il declino dell'economia italiana”, Alberto Bagnai ha ribadito come prima di poter pensare ad un negoziato in Europa e “sbattere i pugni sul tavolo” - “in Europa semplicemente non esiste un tavolo oggi” - bisogna che i paesi creino e sviluppino l'alternativa dell'uscita dall'euro. Senza alternativa in campo non esiste un negoziato.
Dopo aver percorso un parallelo con tutte le crisi che dagli anni'80 e '90 hanno riguardato i paesi dell'America Latina e dell'Asia, contraddistinte da due caratteristiche che spiegano anche l'attuale crisi della zona euro - ancoraggio delle valute e grandi afflussi di capitale dal paese forte a quelli deboli – Bagnai ha definito l'euro il progetto più anti liberale che possa esistere: impedendo il riallineamento, infatti, si impedisce il funzionamento del mercato valutario, estremamente importante per il corretto funzionamento di un mercato di diversi paesi che si mettono insieme.
Ma a chi fa comodo? Il cambio fisso non ha mai facilitato il commercio internazionale, prosegue Bagnai: se si osservano i dati, infatti, nel 1971 la fine del regime di Bretton Woods e l'avvento dei cambi flessibili – “tutti sapevano che sarebbe finito Bretton Woods, ma dicevano che sarebbe durato per sempre e che dopo ci sarebbe stato il disastro come oggi con l'euro“ – il commercio internazionale non è collassato ed ha continuato con la stessa percentuale di crescita di volumi degli scambi. “Chi opera nell'import-export non ha problemi con le tabelline” ed esistono strumenti assicurativi per i rischi cambio su scadenze lunghe. Fissare una valuta avvantaggia sicuramente i grossi operatori finanziari che devono difendersi dal rischio cambio nel breve-medio periodo. Il problema è che quando un creditore non deve sopportare più il rischio di cambio inizia a prestare anche a sproposito. Ed è quello che è accaduto in Europa con immensi capitali che dal Nord si sono spostati al sud. “Se il debito degli spagnoli fosse con i cittadini spagnoli, alla Merkel che interesserebbe?”.
Quando siamo entrati nell'euro, sottolinea Bagnai, i portoghesi avevano un ritardo di reddito di 20 anni rispetto alla Germania. Ricevere capitali produttivi sarebbe stato importante. Ma il recupero non c'è stato per colpe oggettive del sud, ma anche e soprattutto per i paesi del Nord che hanno sfruttato i maggiori rendimenti per i loro capitali. “La favola del paese forte che vuole rendere forte il paese debole in modo che poi possa fare concorrenza ad i suoi prodotti è appunto una favola”. Ed il cambio fisso impedisce che questo possa mai accadere....
Quando siamo entrati nell'euro, sottolinea Bagnai, i portoghesi avevano un ritardo di reddito di 20 anni rispetto alla Germania. Ricevere capitali produttivi sarebbe stato importante. Ma il recupero non c'è stato per colpe oggettive del sud, ma anche e soprattutto per i paesi del Nord che hanno sfruttato i maggiori rendimenti per i loro capitali. “La favola del paese forte che vuole rendere forte il paese debole in modo che poi possa fare concorrenza ad i suoi prodotti è appunto una favola”. Ed il cambio fisso impedisce che questo possa mai accadere....
Dopo aver dichiarato come “nel 2011 il Giappone ha avuto Fukushima e noi Mario Monti: loro si sono ripresi, l'Italia no”, Bagnai ha sottolineato come storicamente l'Italia sia un paese che, in assenza di materie prime al suo interno, ha sviluppato una straordinaria capacità di specializzazione nel campo delle esportazioni per ottenere proprio quei fondi necessari ad importare le risorse scarse interne. L'euro sta rendendo impossibile questo meccanismo. Per questo, ha sottolineato, “l'euro è contro l'Europa ed in questo momento il paradosso è che chi difende l'euro è contro l'Europa”.
Dato che la politica, il grande enigma oggi sul campo per poter fare previsioni tempistiche, non sembra in grado di prendere decisioni coordinate per superare questo meccanismo distorto, “sarà il mercato a forzare la fine della moneta unica. Non è interesse di nessuno che importanti e ricchi mercati di sbocco come sono quelli dei paesi europei vengano completamente distrutti”. E, ha concluso Bagnai, un fattore decisivo da questo punto di vista potrebbero essere le pressioni che gli Stati Uniti, il maggiore debitore del mondo, ha iniziato e continuerà a fare alla Germania.


