Memorandum, una moderna tragedia greca/Nella Grecia della Troika non puoi nemmeno morire

Nella Grecia della Troika non puoi nemmeno morire

 

MEMORANDUM, UNA MODERNA TRAGEDIA GRECA (CAPITOLO X)

Come ogni sabato, sull'AntiDiplomatico prosegue la pubblicazione a puntate del libro di Antonio Di Siena ("Memorandum, una moderna tragedia greca"). Per chi si fosse perso i primi capitoli può leggerli qui.



 

MEMORANDUM, UNA MODERNA TRAGEDIA GRECA (CAPITOLO X)

Nella Grecia della Troika non puoi nemmeno morire



di Antonio Di Siena
 
 

Seppelliscimi al piu presto, e io passerò le porte dell'Ade,
da cui mi escludono le anime, i simulacri dei morti,
e non mi permettono che mi mescoli a loro oltre il fiume:
vago cosi intorno alla casa dell'Ade dalle ampie porte.
Ti prego, dammi la mano: non tornerò piu
dall'Ade, quando mi avrete concesso l'onore del fuoco.
(Iliade - XXIII 71-76)

 

 


 

La crisi greca ha certamente significato un profondo dramma economico e sociale per milioni di persone.

Sin dal suo principio infatti un'ampia fetta della popolazione ellenica aveva ben presente che le ripercussioni sui redditi e la qualità della vita sarebbero state devastanti. Ma davvero in pochi avrebbero mai immaginato che l'austerità sarebbe arrivata al punto di disturbare il sonno eterno dei defunti.

Eppure nella Grecia governata dalla Troika è successo anche questo.

Fin dall'inizio della plurimillenaria storia greca, la morte non è mai coincisa esclusivamente con la cessazione delle funzioni vitali, bensì ha sempre rappresentato un lungo processo di passaggio da una condizione, quella di vivente, ad un'altra ugualmente importante quella di defunto.

E il trapasso ha sempre avuto un ruolo centrale nella società, insieme ai riti ad esso collegati.

Senza le cerimonie funebri infatti il morto non è mai davvero tale, ma resta condannato a vagare senza pace fra gli inferi e il mondo dei vivi. Già in Omero appare evidente come per gli achei dare una degna sepoltura al cadavere costituisca una grande responsabilità perché significa adempiere al desiderio del defunto di distaccarsi per sempre dal regno dei vivi.

Una necessità che non può essere ignorata in nessun caso, per non incorrere nella collera degli dèi o del morto stesso che in mancanza funesterà il sonno dei vivi.

Un obbligo morale quindi, talmente importante che, per poterlo assolvere, ci si può spingere fino al punto di violare le leggi della polis come ci racconta Sofocle nell'Antigone.

Ma il rito funebre, nella Grecia classica come in quella moderna, assolve anche un'altra essenziale funzione: consentire alla famiglia nell'avversità e nel dolore della perdita, di rinsaldare i propri legami.

Non è un caso quindi che in terra ellenica i funerali siano una cosa piuttosto seria, arrivando a coinvolgere l'intera cerchia familiare fino ai legami più lontani e rivestendo uno dei più importati doveri derivanti dal legame di parentela.

Con il lutto infatti la famiglia acquisisce una proiezione interna ed esterna. Con la prima ricerca unità attraverso una ritualità che abbraccia molti aspetti della vita: dall'abbigliamento cerimoniale fino ai pasti condivisi in onore del defunto.

Con la seconda poi, con l'esposizione della salma sul letto funebre si “apre” alla comunità, a coloro che non appartengono alla famiglia. E difronte ad essa la famiglia tributa al defunto tutti gli onori, mettendo in mostra il proprio status economico e sociale.

Una condizione legata indissolubilmente sia alla cerimonia - più o meno fastosa - del rito funebre sia, soprattutto, alle modalità con cui si segnala la presenza della tomba che già nel periodo classico poteva presentare non solo raffinate decorazioni ma anche stele, bassorilievi e statue.

Un'attenzione all'architettura funebre che è arrivata pressoché intatta fino ai giorni nostri e che si può magnificamente ammirare passeggiando per i viali ombrosi del Primo Cimitero di Atene.

Da non confondere con l'antico sito di Kerameikos, il sito archeologico vicino Technopolis, è la prima necropoli della Grecia moderna. Costruito intorno al 1860 in un'area vicino all'Acropoli e allo stadio Panatenaico pian piano si è ingrandito fino a diventare un enorme parco attraversato da un dedalo di sentieri immersi in una fitta alberatura di cipressi, ulivi e pini.

Qui, protetti dall'ombra, è possibile ammirare alcuni mirabili esempi di tombe monumentali, più che a sepolcri vere e proprie opere d'arte.

Fra le più impressionanti per imponenza e cura dei dettagli c'è certamente quella di Georgios Averof, l'uomo d'affari greco che finanziò la ristrutturazione in marmo bianco dello stadio Panatenaico, raffigurato quasi a grandezza naturale seduto su di un piedistallo finemente decorato con bassorilievi e circondato da quattro leoni.


statua di Averof con alle spalle (in alto) il mausoleo di Schliemann


Altri esempi straordinari sono certamente il mausoleo di Heinrich Schliemann, eretto a forma di tempio greco su progetto di Ernst Ziller e, soprattutto, “la bella addormentata”, una statua raffigurante una ragazza sul letto di morte eretta in memoria di Sofia Afentaki, diciottenne morta di tubercolosi.

La zona monumentale della necropoli è un trionfo di architettura neoclassica, templi, stele, statue e monumenti coregici al punto che un regolamento del 1934 impone a chi erige un sepolcro in quest'area di edificare opere per non meno di 100mila dracme. In mancanza la concessione viene revocata.

Il Primo Cimitero di Atene quindi è il luogo più prestigioso per essere sepolti in Grecia e non proprio tutti possono permettersi questo lusso. Una tomba in zona centrale infatti può costare quanto un piccolo appartamento; 100mila € per venire tumulati nei paraggi del premio Nobel Giorgios Seferis o del presidente Andreas Papandreou.

Chi non ha “nemmeno” i 25mila € occorrenti per le aree più periferiche della necropoli, deve inevitabilmente ripiegare su altre “eterne dimore”.

La più popolare e popolosa fra queste è certamente il cimitero di Nikaia - la necropoli più grande di tutti i Balcani con oltre 27mila tombe - dove con 8mila euro si riesce a rimediare un posticino per l'eternità. Ma anche qui, nonostante l'enorme spazio e i prezzi decisamente più accessibili, non tutti possono permettersi una degna sepoltura.


Tombe numerate nel cimitero di Nikaia


Nonostante l'avvento di Tsipras e della sinistra infatti, la crisi prosegue in tutta la sua drammaticità al punto da non consentire non soltanto di sopravvivere, ma nemmeno di morire.

Il rapporto debito/PIL è arrivato al 179% (nel 2008 era 109%); il PIL pro-capite è crollato a 16.300 € rispetto al 2008 quando era a 21.800 €.

Gli 11 mila senza fissa dimora del 2009 nel 2016 sono diventati più di 40mila.

I furti di corrente elettrica sono decuplicati, da 1.082 nel 2008 a 10.616 nel 2016.

Uno scenario da terzo mondo in cui, sebbene il comune di Nikaia abbia messo a disposizione dei bisognosi un'intera sezione del cimitero, la 36esima, le politiche di austerità continuano ad essere così asfissianti che migliaia di greci non hanno più soldi neanche per pagarsi le esequie.

Le famiglie che possono si indebitano pur di non perdere la faccia, ma solo per l'essenziale.

I figli seppelliscono i genitori a rate con la promessa di pagare più in là.

100 € al mese, uno sforzo enorme, per una bara semplice con dentro lo stretto indispensabile previsto dal rito ortodosso: un lenzuolo, un cuscino, un piccolo sudario.

Niente fiori, pochissimi manifesti, niente statue e marmi di pregio. E così anche artigiani e imprese funebri, che vedono diminuire gli affari del 60-80%, sono a rischio licenziamenti e chiusure. Insieme alle piccole pasticcerie intorno alle necropoli che vendono le “kollyva”, i tipici dolci a base di grano, mandorle, miele e cannella offerti ai partecipanti subito dopo la cerimonia funebre.

Chi non può permettersi nemmeno l'indispensabile, non ha altra scelta che abbandonare i morti al proprio destino

Nei primi tre anni di crisi la percentuale di famiglie che dichiara di non poter pagare il funerale di un proprio congiunto passa dal 13% del 2010 al 31% del 2012, sfiorando il 40% a fine 2015.

E così i morti restano negli obitori degli ospedali in attesa che qualcuno si prenda cura di loro. Un onere che, nella stragrande maggioranza dei casi, ricade sulle amministrazioni locali o persino sugli stessi ospedali che si vedono costretti ad aumentare il budget per i servizi funebri in favore dei poveri (all'ospedale Evangelismos, il più importante di Atene l'aumento è stato del 50%) e perfino ad organizzare raccolte fondi. Denari da destinare non soltanto a senza fissa dimora e persone sole. Capita infatti che siano le stesse famiglie, cugini o nipoti alla lontana, a rendersi irreperibili pur di non accollarsi le spese.

Per tante famiglie greche colpite dall'austerità infatti, 1.500 € sono troppe per un funerale, per quanto economico sia.

Ragion per cui in molti decidono di donare i propri corpi alla ricerca scientifica.

Nell'era della Troika, il laboratorio di anatomia dell'università di Atene ha visto aumentare anno dopo anno il numero dei donatori, fino a raddoppiare la disponibilità di corpi in soli cinque anni. E tutto questo non per un aumento esponenziale di fedeli del progresso scientifico, ma per necessità e disperazione. Anziani, a volte ortodossi osservanti, che scelgono non la cristiana sepoltura ma l'imbalsamazione, il frigorifero della facoltà di medicina e infine una fossa comune a Kallithea pur di non gravare economicamente sui propri cari.

In casi estremi sono addirittura i congiunti del defunto a fare pressione sui medici, ufficialmente senza successo, per donare il corpo pur in assenza di espressa autorizzazione del donatore.

Un comportamento apparentemente scriteriate e amorale che però può essere compreso appieno solo guardando al contesto socio-economico di una società devastata dalle politiche europee.

Con l'approvazione del Terzo Memorandum nell'estate 2015 infatti (poco dopo il celebre referendum) è naufragata anche l'ultima speranza di cambiamento.

Nella insensata ricerca di una inesistente solidarietà europea e di una mediazione impossibile a livello comunitario infatti, Tsipras ha trascinato l'intera comunità greca in un tunnel senza via d'uscita. Obbligandola ad accettare le ultime, definitive, misure di austerità che ne hanno condannato la morte senza sepoltura.

Un piano di “aiuti” da 86 miliardi di euro vincolato all'ennesima ondata di tagli alla spesa pubblica, aumenti delle tasse e privatizzazioni.

Aumento dell'IVA al 23% per i beni di consumo e soppressione delle agevolazioni fiscali per le isole greche, il motore del turismo nazionale. Aumento della tassazione per le già disastrate piccole imprese dal 26 al 29%; aumento dei contributi pensionistici per le spese sanitarie dal 4 al 6%.  Ulteriore aumento della soglia minima per la pensione alla veneranda età di 67 anni.

Aumento del carburante agricolo da 66€ a 330€ (“diluito” in 14 mesi), aumento imposta sul reddito degli agricoltori dal 13% al 20% e dell'anticipo dal 27,5 al 55%.

Il risultato di questo capolavoro politico di “resistenza” è abbastanza scontato.

Povertà assoluta ed esclusione sociale arrivano a coinvolgere il 35% della popolazione greca, il cui reddito mediano disponibile si attesta a 7.600€ annui.

Un disastro con pochi eguali nella storia d'Europa in tempo di pace, che forse avrebbe meritato l'adozione dello stesso provvedimento di cui si fece carico Solone nel VI sec. a.C quando fu imposta per legge la democratizzazione dei riti funebri attraverso un tetto massimo alle spese funebri e il divieto di cerimonie in pompa magna per la classi aristocratiche. E che invece altro non ha fatto che dare forma e attualità al nome dell'Ade, l'invisibile, il luogo dove chi vi entra scompare per sempre dalla vista dei vivi.

Trasformando una società dal nobile e profondo culto dei morti in una del culto della morte in nome dell'austerità. Dove il sacro è oramai così profondamente incarnato dal mercato che anche l'eterno principio di uguaglianza degli uomini davanti alla morte finisce per essere superato.

Condannando un Paese intero a rispettare insensati parametri fino al punto di privare i suoi defunti anche di quel singolo obolo che serve loro per pagare Caronte, il traghettatore degli inferi.

Abbandonandoli nella desolata sezione 36 del cimitero di Nikaia, dove a rendere onore ai morti in nome dell'Europa c'è solo la nuda terra, anonime croci di legno, un numero e qualche arredo sacro rimediato da chissà dove.

Niente marmo bianco, nessuna lapide, nessun epitaffio.

Ce ne fosse uno rammenterebbe ai pochi passanti che in greco “mnima” significa sia tomba che memoria. E che il latino memorandum deriva dallo stesso verbo, mimnesco.

A ricordare a tutti che nella Grecia della Troika non si può nemmeno morire.

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INDICE DEI CAPITOLI PRECEDENTI

MEMORANDUM, UNA MODERNA TRAGEDIA GRECA

CAPITOLO  I - Exarchia 2008: comincia la rivolta del popolo greco

CAPITOLO II - Quando gli "aiuti" dell'UE significavano la vita

CAPITOLO III -  Il fuoco e la rabbia sociale

CAPITOLO IV - La notte in cui Atene bruciò

CAPITOLO V - Quando i suicidi sono omicidi economici: la Troika e il caso greco

CAPITOLO VI - La lunga marcia di Kosta contro il MES

CAPITOLO VII - I miserabili ai tempi della Troika

CAPITOLO VIII - Il Mes uccide e i cittadini devono auto-organizzarsi

CAPITOLO IX - Grecia, dopo il Mes anche l'eroina diventa un lusso



*Foto di copertina tratta dalla BBC
 

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