Nella nuova lotta di classe imposta dalla Troika, i sindacati non hanno ancora capito chi è il "padrone"

E se dovesse arrivare direttamente la Troika a governare come lasciato intendere dallo stesso Renzi, con chi se la prenderebbero i sindacati italiani?

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Nella nuova lotta di classe imposta dalla Troika, i sindacati non hanno ancora capito chi è il "padrone"

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Un “contratto di lavoro a tutele crescenti”, una banale operazione di marketing politico contro cui i sindacati non sono in grado di offrire una battaglia adeguata, semplicemente perché non hanno ancora capito chi è l'artefice di questa riforma liberticida chiamata jobs act. A sostenenrlo è Lidia Undiemi, in un articolo sul Fatto Quotidiano. “Non ci si può lamentare della deriva del nostro diritto del lavoro se non si affronta la radice del problema, la Troika. Il capitale finanziario aveva già manifestato la sua forza dirompente, specialmente nel mondo del precariato, e nulla di importante è stato fatto per arginarlo”. E se dovesse arrivare direttamente la Troika a governare il nostro paese, come lasciato intendere dallo stesso Renzi ed auspicato da persone informate dei fatti come Scalfari, con chi se la prenderanno i sindacati italiani? E' possibile che nessuno all'interno della Cgil e della Fiom abbia capito che la distruzione del mondo del lavoro nel nostro paese, la svalutazione interna, sia direttamente collegata all'insostenibile peso di una moneta unica?
 
Da almeno tre anni, le politiche economiche e del lavoro vengono di fatto decise dalla Troika, che detta di fatto le regole per la gestione politica del conflitto sociale a favore del capitale internazionale. Siamo quindi nel pieno di una lotta di classe che vede come principale interlocutore politico dal lato del “padrone” enti finanziari internazionali e l’Ue. Sempre in merito all’articolo 18, è stato lo stesso presidente di Confindustria Squinzi che proprio in merito alle modifiche apportate dalla riforma “Fornero” aveva dichiarato che “la licenziabilità dei dipendenti è forse l’ultimo dei nostri problemi”, anche se ultimamente ha cambiato idea circa l’importanza della sua abolizione, ma questa è un’altra storia.
Stiamo quindi assistendo ad un mutamento radicale delle forze politiche in campo, la Troika con il benestare del governo ha fatto saltare i tavoli di concertazione, e questo spiega probabilmente l’affondo di Renzi contro le organizzazioni sindacali che, proprio perché non adeguano la propria azione sindacale all’evolversi del quadro economico, finanziario e politico di riferimento, sono sostanzialmente innocue. Dopo quarant’anni dalla sua entrata in vigore, la modifica dell’articolo 18 tanto voluta dalla destra italiana ha visto la luce solo perchè rispecchia le politiche neoliberiste su cui si fonda l’operato della Troika.
Fin quando l’Italia esercitava un certo grado di autonomia politica, l’equilibrio di forze fra capitale e lavoro veniva più o meno garantito, ed in effetti sino all’arrivo del governo Monti una certa parte sindacale era riuscita ad arginare i tentativi di scardinamento strutturale del lavoro “stabile”, nonché della stessa forza di rappresentanza collettiva. Adesso che tramite una serie di trattati e accordi internazionali gli obiettivi del capitale finanziario internazionale e delle multinazionali sono stati anteposti agli interessi dei lavoratori e della piccola e media impresa italiana (da qui l’aumento di tasse e politiche di restrizione dei consumi, svalutazione del lavoro e ingenti piani di salvataggio europei delle banche internazionali con soldi pubblici), o il sindacato si rinnova e si riposiziona nel nuovo conflitto di classe, oppure esce di scena.
Per fare ciò è ovviamente necessario che esso affronti i grandi temi da cui dipende il futuro del lavoro in Italia: finanziarizzazione dell’economia, avvento delle politiche neoliberiste, un modello di sviluppo delle multinazionali che non è adeguato ad una crescita democraticamente sostenibile, il ruolo politico delle organizzazioni finanziarie internazionali, il pareggio di bilancio, l’euro ed altre importanti questioni di cui avremo modo di discutere e che ho ampiamente descritto nel mio libro “Il ricatto dei mercati”.

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