Nella sua lotta ai fondi-avvoltoio, l'Argentina ha il sostegno di G77 + Cina CELAC, UNASUR e OSA

Tra speculatori internazionali e la sopravvivenza di un intero popolo, le prossime mosse di Buenos Aires

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Nella sua lotta ai fondi-avvoltoio, l'Argentina ha il sostegno di G77 + Cina CELAC, UNASUR e OSA

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Pubblichiamo questo approfondimento di Marco Nieli sulla crisi internazionale emersa dopo la sentenza della Corte d'appello di New York, che ha condannato l'Argentina  a pagare 1330 miliardi di dollari ai cosiddetti fondi avvoltoio. Tra speculatori internazionali e la sopravvivenza di un intero popolo, le prossime mosse di Buenos Aires sono ormai delineate e ben spiegate in quest'articolo. Tra speculatori internazionali e la sopravvivenza di un popolo, l'Unione Europea non ha preso una posizione ufficiale, sancendo un endorsement indiretto alla peggiore finanza internazionale. Ma, del resto, per l'artefice del tragico esperimento sociale in corso in Grecia non poteva attendersi un comportamento diverso.

di Marco Nieli
Fonte: Albainformazione
 
La sentenza di condanna dell’Argentina, dettata dal giudice del Tribunale di New York il 6 dicembre 2011, confermata in Appello circa un anno dopo e nel giugno 2014 definitivamente sancita dal Tribunale Supremo degli U.S.A., a pagare circa 1330 milioni di dollari per onorare il debito con i creditori hold-outs (cioè tiratisi fuori deliberatamente dal canje de deuda, le rinegoziazioni del 2005 e 2010), sta oggi creando una nuova crisi internazionale, all’interno della quale la posta in gioco appare, ancora una volta, la sopravvivenza di un intero popolo, di fronte agli squallidi interessi speculatori di una cricca di banditi della finanza internazionale.
 
I gruppi in questione, in particolare la NML Capital, la Elliott Associates di P. Singer e la Aurelius Capital, specializzati nell’acquisto a scopo speculativo al 20%-30% del valore nominale del debito sovrano di paesi a rischio di default, per poi dichiararsi hold-outs, ossia creditori intransigenti che rifiutano la negoziazione ed esigono in tribunale il pagamento dell’intero debito, non a caso vengono definiti in lingua castigliana fondos buitre (fondi avvoltoio), per lo sciacallaggio cinicamente studiato e perseguito nei confronti di popoli strangolati dalle politiche di indebitamento facile, messe in atto dalle loro asservite dirigenze politiche.
 
La Elliott Associates, con i suoi consulenti specializzati J. Newman, A. Kurtz, P. Singer, R. Dellacamera e M. Strauss, si è impegnata in identiche operazioni speculative coronate dal successo ai danni del Peru e di Panama negli anni ’90. La Banca Mondiale calcola che sinora circa 1000 milioni di dollari sono stati ottenuti da circa 26 fondi speculativi ai danni per lo più di paesi emergenti o in via di sviluppo, tra cui il Congo, la Costa d’Avorio, l’Ecuador e la Polonia.
 
Nel caso dell’Argentina, si tratta di far pagare a un popolo che lentamente e a stento si andava risollevando dalla terribile crisi del 2001, 27 volte il valore del debito di circa 49 milioni di dollari inizialmente comprato dagli “avvoltoi”.
 
È da notare che il ricorso al Tribunale Supremo degli USA è stato sostenuto anche dalla Presidentessa del Brasile D. Rousseff, dal Presidente del Messico Peña Nieto e dal Premio Nobel dell’Economia J. Stieglitz. Giova, inoltre, ricordare che lo stesso governo degli Stati Uniti aveva cercato, alla fine degli anni ’80, di limitare l’azione dei fondi-avvoltoio con il cosiddetto Piano Brady, che favoriva i piani di ristrutturazione del debito dei paesi in via di sviluppo, per non mettere a rischio i delicati equilibri internazionali tra paesi debitori e creditori. La stessa legislazione dello Stato di New York (N. Y. CODE- Section 489: Purchase of claims by corporatons or collection agencies) stabilisce l’illegalità di tali operazioni, che, in qualche modo continuano a trovare spazi di legittimità nel quadro giudiziario nazionale, anche grazie ad appigli e cavilli vari, nel reperire i quali i legulei prezzolati delle corporations ovviamente eccellono. Nel caso specifico dell’Argentina, il cavillo è rappresentato dalla clausula pari passu che, all’epoca della stipula dell’emissione dei titoli del debito pubblico nel 1994, aveva previsto che non potessero essere accordate condizioni preferenziali ad alcuni creditori rispetto ad altri nel rimborso del prestito.
 
Il braccio di ferro in Tribunale ha preso dei risvolti decisamente preoccupanti, quando, alla fine del mese di giugno, questi insaziabili predatori della finanza speculativa hanno chiesto e ottenuto dal giudice T. Griesa, autore dell’originaria sentenza di condanna, che fossero bloccati, presso la Bank of New York, 539 milioni di dollari, depositati dal governo argentino come pagamento rateale della parte di debito (la più consistente), rinegoziata con il canje de deuda iniziato da Nestor Kirchner nel 2005 e proseguito dalla moglie Cristina nel 2010, come strumento di ristrutturazione economica-finanziaria di un paese sprofondato nel baratro del default nel 2001. La sunnominata clausola del pari passu ha prevalso anche stavolta sul buon senso nella decisione del giudice Griesa, giustamente sospettato di parzialità nei confronti degli “avvoltoi” finanziari.
 
Da questo momento in poi, da questione meramente legale, il conflitto sta giustamente assurgendo, per la sua emblematicità, a questione politica internazionale. Il blocco di questa ingente somma di denaro, che viene legittimamente reclamata da quella parte consistente di creditori (circa il 93%), che hanno accettato la rinegoziazione, sta infatti determinando un precedente storico pericoloso non solo per il popolo argentino, ma per tutti i processi di rinegoziazione del debito sovrano da parte dei paesi in via di sviluppo.
 
Lo scorso martedì, il Presidente del Venezuela Maduro, ha dichiarato sulla questione: “los fondos buitre son instrumentos para dañar nuestras economías, forman parte de los mecanismos de guerra económica internacional para saquearnos y tratar de someternos” [i fondi avvoltoio sono strumenti per danneggiare le nostre economie, formano parte dei meccanismi di guerra economica internazionale, volti a saccheggiarci e a tentare di sottometterci].
 
Il governo argentino, che ha già incassato la piena solidarietà della CELAC, dell’UNASUR e del G77 + Cina sulla questione, ha chiesto e ottenuto anche che si discuta del problema in una sessione speciale del Consiglio Permanente dell’OEA (Organizzazione degli Stati Americani).
 
L’incontro, attualmente in corso a Washington, vede la partecipazione dei Ministri degli Esteri argentino Timermann e dell’Economia Kicillof, oltre ai Cancellieri di Bolivia, Venezuela, Colombia, Brasile, Messico, Guatemala, El Salvador, Paraguay e Uruguay, tra gli altri. La speranza è che il peso combinato di tutte queste cancellerie di paesi latino-americani riesca a persuadere gli USA a imboccare la via della mediazione e della ragionevolezza. Il che costituirebbe comunque una novità politica assoluta, dato il peso preponderante esercitato dagli stessi nell’ambito dell’organizzazione.
 
Il governo argentino ha, inoltre, in questi giorni, emesso un comunicato ufficiale sulla vicenda, dal titolo significativo “L’Argentina paga”, chiedendo ai creditori “ragionevoli” di far valere a loro volta in Tribunale i loro diritti. Un’altra ipotesi al vaglio sarebbe quella di fare ricorso al Tribunale Internazionale de L’Aja. Nel comunicato argentino si legge, tra l’altro:
“… la Repubblica Argentina compirà i suoi doveri, pagherà il suo debito, onorerà i suoi impegni, come lo sta già facendo, per finirla con la furbata di considerare una decisione giudiziaria assurda con effetti sistemici a livello internazionale, come un ‘default tecnico’, il che costituisce solo un modo sofisticato di cercare di metterci in ginocchio di fronte a usurai di carattere globale. Il sostegno internazionale che ha avuto la Repubblica Argentina include paesi come la Francia, il Messico, il Brasile e va da organismi multilaterali di credito fino a organismi politici come il G77 + Cina composto da 133 paesi, il Mercosur, l’UNASUR, passando per più di un centinaio di parlamentari britannici con il cui paese di origine, la nostra nazione mantiene un conflitto per dispute di sovranità, fino a pubblicazioni internazionali come il Foreign Affairs del Council on Foreign Relations e analisti di giornali e riviste specializzate come anche accademici delle più diverse correnti di pensiero. Risulta chiaro che questo sostegno significa riconoscere la logica e la giustizia dei nostri reclami e gli effetti negativi a livello sistemico di queste sbagliate e ingiuste decisioni del sistema giudiziario statunitense. Infine, la Repubblica Argentina riafferma il suo impegno ad onorare i suoi debiti con il 100 % dei creditori in maniera giusta, equitativa e legale”.
 
Un nuovo incontro di mediazione con i rappresentanti legali delle compagnie interessate è previsto per il 7 di luglio. Cristina incontrerà poi in questo stesso periodo i mandatari della Russia V. Putin e della Cina Xi Jinping, oltre a partecipare al vertice dei BRICS (paesi emergenti: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) a Brasilia. Tutte occasioni in cui sicuramente si parlerà del problema dei buitres e di come risolverlo.
 
Comunque vada, questo contenzioso ormai più che decennale tra uno stato sovrano e un piccolo gruppo di creditori, caratterizzato già da circa 900 azioni di sequestro e circa 26 di embargo (tra cui quello della fregata militare Libertad nel porto ghanese di Tema), oltre che dalle tre sentenze succitate, la dice lunga sulla capacità degli attuali ordinamenti internazionali di controllare e limitare l’azione della finanza “creativa” e speculativa, la quale riesce invece a fare il bello e cattivo tempo, mettendo in ginocchio interi popoli e subordinando la giustizia sociale ai loro interessi privati.
Come disse la Presidenta Cristina, poco dopo il dissequestro della fregata Libertad (2012): “los buitres son las aves que comienzan a volar sobre los muertos; los fondos buitre sobrevuelan sobre paÍses endeudados y en default. Son depredadores sociales globales” [gli avvoltoi sono uccelli che cominciano a volare sui morti; i fondi-avvoltoio volano sui paesi indebitati e in fallimento. Sono depredatori sociali globali].

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