Niente limiti all'uranio per Riad: gli USA verso un patto nucleare con i sauditi senza il "Gold Standard"
L'amministrazione Trump si appresta a chiedere al Congresso l'approvazione di uno storico accordo nucleare con l'Arabia Saudita. L'intesa, tuttavia, non prevede le clausole di sicurezza tradizionali volte a impedire a Riad di sviluppare armi atomiche.
Secondo quanto appreso da Reuters e CNN, la Casa Bianca intende presentare entro pochi giorni al Capitol Hill il cosiddetto "Accordo 123". Il documento, che dovrebbe essere firmato dal Segretario all'Energia statunitense Chris Wright e dal ministro dell'Energia saudita Abdulaziz bin Salman, spianerà la strada a una cooperazione trentennale per un programma nucleare civile da svariati miliardi di dollari.
L'esclusione del "Gold Standard"
Il punto centrale delle polemiche riguarda l'assenza del cosiddetto "Gold Standard", l'insieme di rigide tutele internazionali che vieterebbe al Regno saudita di arricchire l'uranio e di riprocessare il combustibile esaurito — due passaggi cruciali per un'eventuale fabbricazione di testate atomiche.
In base alle indiscrezioni, Donald Trump avrebbe acconsentito a concedere a Riad l'arricchimento dell'uranio svincolato dai rigidi controlli di salvaguardia solitamente pretesi da Washington (e imposti per anni al vicino Iran). Diversi esperti di sicurezza nazionale hanno avvertito che una simile concessione rischia di spalancare all'Arabia Saudita la strada verso la bomba atomica, confermando le passate dichiarazioni del principe ereditario Mohammed bin Salman, il quale aveva chiarito che se Teheran si fosse dotata dell'arma nucleare, Riad avrebbe fatto lo stesso.
I ritardi e la fronda al Congresso
Sebbene i negoziati si siano conclusi lo scorso ottobre sulla base della Sezione 123 dell'Atomic Energy Act del 1954, la firma formale dell'intesa ha subito continui slittamenti.
A pesare sui ritardi è stato soprattutto lo scoppio delle ostilità con l'Iran, unito al timore della Casa Bianca di dover affrontare una risoluzione di disapprovazione bipartisan al Congresso, dove sia democratici che repubblicani minacciano di affondare il patto.
Il cortocircuito con la crisi iraniana
Il dossier saudita si inserisce in un contesto regionale estremamente delicato. Washington e Tel Aviv hanno ampiamente giustificato le recenti operazioni militari contro l'Iran con la necessità di neutralizzare la minaccia nucleare di Teheran.
Tuttavia, l'Iran è un Paese firmatario del Trattato di non proliferazione (TNP) e la sua guida suprema ha sempre sostenuto l'esistenza di una fatwa che vieta lo sviluppo di armi atomiche. Sebbene la Repubblica Islamica abbia alzato i livelli di arricchimento dell'uranio dopo l'uscita degli USA dal trattato JCPOA nel 2018, le stesse agenzie di intelligence americane hanno più volte confermato che Teheran non ha espresso la volontà formale di militarizzare il proprio programma.
L'eventuale via libera a un programma saudita senza restrizioni rischia ora di far saltare gli equilibri di non proliferazione in tutto il Medio Oriente.


