No la dissoluzione dell'euro non sarebbe un cataclisma. Le Monde... si proprio Le Monde

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Alois Navarro su Le Monde scrive come lo scioglimento dell'euro non provocherebbe un cataclisma finanziario.
 
Contrariamente a ciò che gli economisti che terrorizzano su un eventuale collasso della moneta unica, i debiti delle imprese finanziarie e non finanziarie emessi sotto il diritto estero o non riconvertibili non ammontano al 70%, ma al 33%, cosa che riporta la questione alla sua importanza relativa. Questo risultato, prosegue l'autore, deriva da un lungo studio di Jens Nordvig, capo economista della sezione "tassi di cambio" della banca Nomura, che si propone di valutare i rischi finanziari in caso di uscita o di scioglimento dell'euro. Quindi, supponendo che i contratti privati di diritto estero non siano ri-denominati nella nuova moneta nazionale dalla giurisdizione degli altri paesi, e in caso di svalutazione del 20%, le "perdite" per le imprese ammonterebbero a circa l'equivalente di 100 miliardi di euro (e non 200 come pubblicizzato).
  
Inoltre, si ignorano diversi elementi di cui non si fa menzione, scrive Alois Navarro:
 
1 / Il bilancio di una società consiste di un passivo (il debito), ma anche di un attivo (il credito). Ora, se ci soffermiamo sulla posizione netta (attività-passività), vediamo che per quanto riguarda i contratti di debito e credito di diritto estero, essa è in gran parte positiva (più del 13% del prodotto interno lordo francese secondo J.Nordvig). Chiaramente, secondo Jens Nordvig, se si uscisse dall'euro, le perdite sulle passività delle società sarebbero più che compensate dai guadagni sulle attività! E questo vale a smentire la visione apocalittica di cui sopra.
 
2 / Chi può credere per un solo momento che l'uscita non sarebbe negoziata o concertata? Come se gli altri paesi potessero accettarre una perdita sulle loro attività senza prevedere degli aiuti o un meccanismo di solidarietà? Chi può pensare anche che nel caso di un'uscita della Francia, che svaluterebbe e guadagnerebbe in competitività, altri paesi non seguirebbero (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo …)? Chi può infine credere che la moneta unica esisterebbe ancora se la Francia e questi paesi decidessero di uscire? In tal caso, non esistendo più l'euro, la questione diventerebbe obsoleta nel senso giuridico del termine.
 
3 / E' poi assolutamente possibile che i tribunali stranieri applichino la Lex monetae (Una piccola simulazione: se si esce dall'euro, il debito pubblico aumenterà?).
 
4 / Che cosa è successo quando l'euro si è deprezzato bruscamente primi anni 2000? La Francia si è trovata in un buco nero, o invece ha attraversato uno dei suoi periodi economici migliori da molti anni a questa parte? Come ha fatto il Giappone a sopravvivere al deprezzamento del 25% del suo yen nel 2013? Come ha fatto il Regno Unito a rimanere in piedi dopo la svalutazione della sua moneta del 20% dopo la crisi? Le imprese sono state tutte messe a terra dal maggior costo del debito? La risposta è ovviamente no.
 
Stranamente, di questi fatti non se ne parla, né del fatto che per un paese che si riappropria della sua sovranità monetaria, avere la sua banca centrale significa poter limitare i presunti danni causati dalla svalutazione. 

Per la traduzione completa si rimanda e si ringrazia Voci dall'estero

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