“Non crediamo che nessun Paese possa assumere il ruolo di gendarme del mondo”: il ministro degli Esteri cinese sulla situazione in Venezuela
La Cina si è sempre opposta all’uso o alla minaccia della forza, così come a qualsiasi tentativo di imporre la volontà di un Paese su un altro, ha dichiarato domenica il ministro degli Esteri cinese Wang Yi parlando della situazione in Venezuela, secondo quanto riportato dall’agenzia Xinhua.
Durante il settimo round del dialogo strategico tra i ministri degli Esteri di Cina e Pakistan, insieme al vice primo ministro e ministro degli Esteri pakistano Mohammad Ishaq Dar, a Pechino, Wang è intervenuto sulla vicenda venezuelana, sottolineando come "l’attuale contesto internazionale è sempre più instabile e complesso, con un incremento dei casi di bullismo unilaterale".
L’improvviso aggravarsi della situazione in Venezuela ha suscitato grande attenzione da parte della comunità internazionale, ha aggiunto Wang. “Non crediamo che nessun Paese possa svolgere il ruolo di poliziotto del mondo, né concordiamo sul fatto che uno Stato possa autoproclamarsi giudice internazionale”, ha affermato Wang, sottolineando che la sovranità e la sicurezza di tutti i Paesi devono essere pienamente tutelate dal diritto internazionale.
A seguito dell’attacco su larga scala condotto dagli Stati Uniti contro il Venezuela e del sequestro del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores — trasferiti successivamente fuori dal Paese — un portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha dichiarato domenica che tale azione rappresenta una chiara violazione del diritto internazionale, delle norme fondamentali delle relazioni internazionali e dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite.
La Cina ha invitato gli Stati Uniti a garantire l’incolumità personale del presidente Maduro e di sua moglie, a rilasciarli immediatamente, a cessare i tentativi di rovesciare il governo venezuelano e a risolvere le controversie attraverso il dialogo e la negoziazione, ha dichiarato il portavoce.
Nelle ore precedenti alla dichiarazione di Pechino, diversi Paesi avevano già espresso ufficialmente la loro posizione in risposta all’attacco statunitense e alla cattura di Maduro e di sua moglie. Anche all’interno degli stessi Stati Uniti l’opposizione è stata significativa, con manifestazioni organizzate in oltre cento città, secondo quanto riportato dai media.
Gli esperti hanno definito le azioni degli Stati Uniti un chiaro esempio di unilateralismo egemonico, in grado di provocare uno shock sistemico all’ordine internazionale. Hanno inoltre sottolineato che tali mosse aggravano la frammentazione del sistema giuridico globale e alimentano il deficit di fiducia nel rispetto del diritto internazionale.
FONTE: GLOBAL TIMES


