Non solo Hormuz: la NATO svela il ruolo chiave dell'Italia nel conflitto contro l'Iran
Il segretario generale della NATO ha ammesso la collaborazione dei membri dell'alleanza con gli Stati Uniti nel conflitto avviato da Israele e Washington contro l'Iran.
Nello specifico, Mark Rutte ha riconosciuto che diversi paesi della NATO hanno messo a disposizione degli Stati Uniti basi e infrastrutture militari per supportare le offensive di Washington contro Teheran.
Durante un'intervista rilasciata a Fox News, Rutte ha difeso la strategia del presidente statunitense Donald Trump nei confronti dell'Iran, affermando che le azioni di Washington mirano a impedire alla Repubblica Islamica di sviluppare capacità nucleari militari.
Il segretario generale ha inoltre risposto alle critiche di Trump sulla presunta mancanza di sostegno da parte di alcuni alleati, sostenendo al contrario che numerosi membri dell'alleanza hanno attivamente contribuito alle operazioni statunitensi. "Paese dopo Paese, alleato dopo alleato, hanno messo a disposizione le proprie basi", ha affermato Rutte, sottolineando che circa 500 velivoli statunitensi hanno utilizzato le strutture militari in Italia.
Rutte ha poi assicurato che gli alleati europei continuano a dispiegare capacità militari nei pressi dello Stretto di Hormuz nell'ambito delle operazioni di sicurezza marittima, incluse le attività di sminamento. Ha inoltre ribadito il proprio sostegno alla politica di Trump sull'Iran, rilevando come la pressione esercitata da Washington abbia determinato un aumento significativo della spesa militare e degli investimenti nella difesa tra i membri della NATO.
D'altro canto, secondo quanto riportato da Bloomberg, le dichiarazioni di Rutte hanno generato forte inquietudine tra alcuni alleati europei, preoccupati per la posizione espressa riguardo agli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran; altre fonti segnalano inoltre accesi dibattiti interni sull'opportunità di tali affermazioni.
Le parole di Rutte mettono in luce l'alto livello di coordinamento tra Washington e i partner europei in materia di sicurezza e difesa, ma evidenziano anche profonde tensioni politiche all'interno dell'Alleanza Atlantica. Le ostilità israelo-americane contro l'Iran sono iniziate il 28 febbraio con offensive su Teheran e altre città, culminate con l'assassinio della Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, l'Ayatollah Seyed Ali Khamenei, e di diversi leader militari di alto rango. La Repubblica Islamica ha successivamente risposto ai raid lanciando 100 ondate di attacchi con missili e droni contro obiettivi israeliani e basi militari statunitensi nella regione.


