Non sono le multinazionali alimentari che sostentano il mondo, ma i piccoli produttori agricoli. FAO
Il problema è che hanno a disposizione solo il 17,2% della superficie agricola mondiale
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Non è l'industria alimentare che alimenta il mondo, ma i piccoli produttori dai quali proviene fino all’ 80% del cibo consumato dai paesi non industrializzati, riporta l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura delle Nazioni Unite (FAO), ripresa dalla rivista francese Basta! ."Ma quanti di noi si rendono conto che i piccoli agricoltori lo fanno con meno di un quarto della superficie agricola mondiale, e che questa parte, già esigua, è in continua riduzione?", si chiede l'ONG Grain in un rapporto pubblicato il 18 giugno. Questi piccoli produttori avrebbero a disposizione solo il 17,2% della superficie agricola mondiale, se dal calcolo si esclude Cina e India.
Secondo Grain, oltre il 90% delle aziende nel mondo hanno una dimensione media di 2,2 ettari che continua a ridursi a causa della nuova ondata di land grabbing. I fenomeni di concentrazione e di accaparramento di terre non si verificano solo in Africa o Asia. Metà della terra in Europa è controllata da 3% dei più grandi proprietari. Sebbene la resistenza a questo fenomeno si stia organizzando, la relazione sottolinea la criminalizzazione dei contadini che vengono 'trascinati in tribunale e addirittura eliminati quando cercano di combattere per la loro terra " .
"Se non si fa nulla per invertire questa tendenza, il mondo perderà la sua capacità di soddisfare le proprie esigenze alimentari" , afferma il coordinatore di Grain, Henk Hobbelink. Il rapporto mostra che le piccole aziende agricole sono più produttive di quelle grandi. In base ai dati Eurostat, Grain afferma che 20 paesi dell'Unione europea hanno tassi di produzione per ettaro più alti nelle piccole aziende agricole che nelle grandi. "In 8 paesi dove le grandi aziende hanno maggiore produttività, questa è solo leggermente superiore a quella delle piccole aziende.”
Gli autori del rapporto chiedono veri programmi di riforma agraria che resituiscano la terra ai contadini e ai piccoli produttori. Elizabeth Mpofu, coordinatore generale di La Via Campesina, si basa sull'esempio dello Zimbabwe: "La dimensione media delle piccole aziende agricole è aumentata a seguito del programma di riforma agraria e ora producono oltre il 90% delle colture agroalimentari, contro il 60-70% prodotto prima della ridistribuzione della terra " .


