"Non vogliamo stivali stranieri sul nostro territorio", Tripoli rifiuta di cedere i poteri e lancia un"siluro" ai sauditi.

Alberto Negri su il Sole 24 ore riporta le dichiarazioni del ministro degli esteri di Tripoli: «Il Daesh non appartiene alla nostra cultura, il nostro Islam è moderato, questi sono in gran parte combattenti stranieri alimentati e fomentati da potenze esterne cui si sono uniti nella Sirte gli ex gheddafiani».

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"Non vogliamo stivali stranieri sul nostro territorio", Tripoli rifiuta di cedere i poteri e lancia un"siluro" ai sauditi.

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di Alberto Negri*

Il ministro degli Esteri di Tripoli del governo Gnc Aly Abouzaakouk, di passaggio in Italia, lancia il suo siluro: «Questo governo messo insieme dall'Onu non ha nessuna legittimità, non è un esecutivo di unità nazionale ma rappresenta il risultato di un dialogo artificiale condotto dalle Nazioni Unite senza tenere presente il peso delle vere forze in campo. La carta di Skhirat è stata firmata in Marocco da personaggi che non avevano una reale rappresentanza istituzionale: un teatro dell'assurdo voluto dal mediatore tedesco Kobler».

Questa è l'aria che tira a Tripoli dove appunto dovrebbe insediarsi un governo che ingloba cento parlamentari di Tobruk e che secondo la comunità internazionale potrebbe anche chiedere un intervento militare: «Non vogliamo stivali stranieri sul nostro territorio, i libici possono sconfiggere da soli il Califfato, come è accaduto a Derna», dice il ministro, che però aggiunge: «Ma se l'Italia vuole darci un aiuto a combattere il Daesh (l'Isis) è benvenuta e siamo pronti a cooperare». I libici esprimono opinioni contradditorie, espressione dell'estrema confusione del quadro politico e militare.
 
Ma su un punto Abouzaazouk è chiaro e lancia una grave accusa: «Il Daesh non appartiene alla nostra cultura, il nostro Islam è moderato, questi sono in gran parte combattenti stranieri alimentati e fomentati da potenze esterne cui si sono uniti nella Sirte gli ex gheddafiani».
 
Ed ecco quello che sostiene il ministro tripolino per screditare evidentemente gli alleati di Tobruk: «Il Daesh non è l'unico problema, ci sono anche gruppi salafiti armati come Madakhlak che dipendono direttamente dall'Arabia Saudita, rispondono direttamente al principe Mohammed Bin Sayef; questi si sono alleati con il generale Khalifa Haftar e combattono a Bengasi contro le forze rivoluzionarie».

Mohammed bin Nayef, è il figlio dei re Salman, recentemente insignito dai francesi della Legione d'Onore: nel 2015 i sauditi hanno dato a Parigi commesse per 12 miliardi di dollari. Le forze rivoluzionarie cui fa riferimento Abouzaazouk sono quelle di Ansar el Sharia, gruppo islamico radicale affiliato ad al Qaeda, mentre quelle schierate sul fronte opposto con il generale Haftar sono gli islamisti delle Brigate Tawfik. È chiaro che i tripolini, soprattutto quelli che fanno riferimento all'ala dei Fratelli Musulmani, vedono i sauditi ma anche gli Emirati come il fumo negli occhi. Ma questo è il racconto del ministro di Tripoli, di un Paese intossicato dalle ideologie islamiste e dilaniato dalle divisioni.

*Pubblicato su il Sole 24 ore. Riproposto su gentile concessione dell'Autore.

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