Nvidia: il bluff del buyback da 235 miliardi che minaccia le nostre pensioni

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Nvidia: il bluff del buyback da 235 miliardi che minaccia le nostre pensioni

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di Alessandro Volpi*

Una finanza tossica che può fare molto male.

Il fenomeno dei riacquisti di azioni proprie attuato da Nvidia ha raggiunto cifre che ridisegnano la storia dei mercati finanziari.  

Una delibera del cda ha avviato un programma di buyback, di riacquisto di azioni proprie, con un'estensione complessiva record di 235 miliardi di dollari. 

Questo intervento, che per dimensioni supera persino i primati storici di Apple, non rappresenta soltanto una restituzione di liquidità agli azionisti, ma una manovra di ingegneria finanziaria di portata sistemica. 

In pratica, Nvidia ricompra proprie azioni più di quanto abbia mai fatto qualcuno in passando rendendo davvero difficile capire quale sia il valore reale del titolo. 

Assorbendo centinaia di miliardi di dollari in azioni sul mercato secondario, Nvidia riduce infatti artificialmente il denominatore del numero di titoli in circolazione.

Questo consente di gonfiare l'utile per azione anche di fronte a di un'eventuale stabilizzazione o contrazione dei margini operativi netti. In una fase in cui la valutazione dell'azienda oscilla su multipli di prezzo su utili che incorporano aspettative di crescita esponenziale e ininterrotta, l'impiego sistematico della cassa crea un paracadute artificiale per la quotazione.  

La presenza di un compratore di ultima istanza di queste proporzioni, costituito dalla stessa Nvidia, anestetizza la volatilità al ribasso, nasconde i segnali di saturazione della domanda di chip per l'IA e differisce la necessaria correzione del prezzo verso valori di equilibrio fondamentale. 

La sostenibilità di questo meccanismo si regge interamente su un flusso di cassa libero da record, pari a circa 96,7 miliardi di dollari nell'esercizio 2026, generato dalla posizione di quasi-monopolio nell'hardware per i data center. 

Tuttavia, la fragilità di questa struttura emerge quando si considera l'estrema concentrazione dei clienti: una quota rilevante dei ricavi di Nvidia dipende dalla spesa in capitale di appena quattro o cinque colossi tecnologici statunitensi. 

Se aziende come Microsoft, Alphabet o Meta dovessero ridurre o congelare i loro investimenti in infrastrutture IA a causa di ritorni economici inferiori alle attese, il flusso di cassa di Nvidia subirebbe un repentino e violento prosciugamento, rendendo il programma di buyback istantaneamente insostenibile. 

In quel punto di rottura, l'aver destinato centinaia di miliardi di liquidità all'acquisto di azioni proprie ai massimi storici di valutazione si tradurrebbe in una massiccia distruzione di valore anziché in una riserva strategica di capitale. 

Ma la storia non finisce qui.

Le conseguenze di questo sostentamento artificiale del titolo travalicano i confini di Wall Street per scaricarsi direttamente sui fondi pensione e sulla stabilità della previdenza complementare globale, compresa quella degli italiani. I fondi pensione italiani hanno infatti, praticamente tutti, titoli Nvidia in portafoglio. 

A causa della sua capitalizzazione azionaria da record, Nvidia ha raggiunto un peso fino all'8% all'interno dell'indice S&P 500 e quote ancora più pesanti nei panieri globali e nel Nasdaq. 

I fondi pensione, legati per legge o per politica di gestione all'investimento indicizzato e passivo, si trovano oggi costretti a detenere un'esposizione sproporzionata e involontaria su questo singolo emittente. 

Se la pressione artificiale dei buyback dovesse venir meno, rivelando un rallentamento sottostante dell'ecosistema dell'intelligenza artificiale, la conseguente svalutazione di Nvidia trascinerebbe verso il basso gli interi indici di riferimento, traducendosi in perdite patrimoniali immediate per i portafogli previdenziali gestiti per conto di milioni di risparmiatori e minando direttamente gli indici di solvibilità e la capacità dei fondi di erogare le prestazioni future.

Meglio allora drogare la finanza. 

*Post Facebook del 28 settembre 2026

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