Obama, continua in silenzio ma con pugno duro la guerra al terrorismo
Alcuni Presidenti degli Stati Uniti si sono guadagnati la fama di pistoleri come George W. Bush per la loro declamata guerra al terrorismo od ai nemici della nazione ma forse Obama con il suo tacito pragmatismo è tra i presidenti più inflessibili contro coloro che minacciano la sicurezza degli Stati Uniti. Il suo atteggiamento freddo ha confuso diversi repubblicani e lasciato di stucco molti liberali ma in campagna elettorale almeno su questo versante Obama non sembra avere talloni di Achille. Difatti con una strategia mediatica molto fine Obama è colui che ha ridimensionato l’uso della tortura e delle secret rendition, che invece sono state considerate il “marchio di fabbrica” della era Bush Jr e che ha ridotto l’attività e quasi chiuso la prigione di Guantanamo.
Tuttavia l’attuale Presidente degli Stati Uniti è anche colui che ha eliminato Osama bin Laden e che ha implementato l’uso di droni per colpire quanti più capi terroristi possibili a migliaia di kilometri di distanza da Washington. E sembrerebbe che ancora ben nutrita sia la lista stilata da Obama insieme ai suoi consiglieri sulla sicurezza di terroristi da catturare vivi o morti. Una politica che sembrerebbe quella del eliminare ma in silenzio i nemici senza ricorrere a misure intermedie, fonti di ritardi, lentezze burocratiche, processi annosi. Romney dovrà impegnarsi seriamente per battere Obama sul tema della guerra al terrorismo ed ai mezzi per combatterla visto che il Presidente ha usato un pugno duro ma sottotraccia degno di conservatori pragmatici, pregni di real politik.


