OMBRELLI GIALLI E RIVOLUZIONI ARANCIONI: IL VERO COLORE DELLA GUERRA IBRIDA IN CINA

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OMBRELLI GIALLI E RIVOLUZIONI ARANCIONI: IL VERO COLORE DELLA GUERRA IBRIDA IN CINA

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di Giulia Bertotto

 

Laura Ruggeri nel suo “Hong Kong a fuoco. Anatomia di una rivoluzione colorata”, non ci racconta la Cina da un salotto di Milano o da uno studio televisivo a Miami, ma da un osservatorio speciale sul campo, nel quale abita e del quale ha respirato l’atmosfera fin dal 1997; l’isola di Lamma. L’autrice è docente universitaria e analista internazionale, ma anche frequentatrice dei suoi amici e conoscenti dell’atollo verde a nord ovest di Hong Kong, quotidianità che le permette di restituirci una testimonianza autentica di un luogo lontano.

 

 

La sua scorrevolissima disamina sulle rivoluzioni di laboratorio orchestrate dalle forze ostili all’autodeterminazione dei popoli (soprattutto se guidati da governi socialisti), ci parla di Cina, ma ci spiega anche la Siria e la Libia, l’Ucraina e la Serbia e in qualche modo ci descrive dinamiche di soft power attive anche in Italia.

Nel caso di Hong Kong l’obiettivo è di rendere ingovernabile il distretto e impedirne la reintegrazione con Pechino così da rendere più deboli entrambi. Quella dei cittadini di Hong Kong, spiega Ruggeri, dopo la restituzione alla Cina con gli accordi del 1984, è un’identità post-coloniale fragile, società globalizzata, “d’importazione occidentale”, la cui bandiera è il consumo più che l’orgoglio nazionale e il senso patriottico. Responsabilità anche del governo di Hong Kong precisa la professoressa Ruggeri. Proteste del 2014 in ogni caso fallite, che avrebbero fatto da monito anche per la questione Taiwan.  

UN SAGGIO SULLA CINA, MA NON SOLTANTO

Che cosa hanno in comune Ombrelli gialli, Primavere arabe e Rivoluzioni arancioni post-sovietiche?

Colori brillanti, ideali esaltanti, valori seducenti, slogan a effetto, una marea di fondi da banche e filantropi, e l’obiettivo di destabilizzare quegli stati e governi che ostacolano i progetti di Washington e dell’imperialismo, e che come sempre hanno come protagonisti, loro malgrado, gli avversari geopolitici ed economici degli Stati Uniti. Dunque non solo un saggio sul movimento degli ombrelli in Cina nel 2014 ma un’analisi su scopi politici, metodi psicologici, fonti economiche, della guerra ibrida. Quella che si serve di ONG insospettabili, accademie prestigiose, reti di giornalisti accreditati da potenze che hanno colossali conflitti di interesse con le nazioni in cui operano, attivisti moralissimi, influencer cool e da ultima della potenza sovraestesa dell’Intelligenza Artificiale. Ruggeri ci descrive la mimetizzazione e la capillarità degli assoldati, spesso perfino inconsapevoli dell’attività sovversiva alla quale si stanno prestando, ma neppure ingenui viste le cattedre, premi, riconoscimenti a loro concessi come premio fedeltà all’invasore.

Spesso inoltre, ci spiega l’autrice, proprio la filosofia della non-violenza viene strumentalizzata a servizio della violenza a stelle e strisce, in un corto circuito ideo-logico palese e criminale, ma tuttavia ignorato dai più.

Osserva Ruggeri, che il 2014 non è stato un anno qualsiasi per le balcanizzazioni che piacciono Oltreoceano: usando lo swarming, fenomeno di emulazione collettiva che si osserva in natura ma che contagia anche le folle e incendia le masse umane (facendole sentire parte di una grande onda di libertà e di cambiamento) la Nato ha realizzato il cambio di regime a Kiev e lo ha tentato in Cina.

Un altro aspetto inquietante e difficile da contenere, spiega la ricercatrice, è il sodalizio tra élite finanziarie di Wall Street e della City londinese e società che si presentano come organizzazioni senza scopo di lucro per la tutela delle minoranze.

IL CASO IRANIANO NON FA ECCEZIONE

Molte delle osservazioni dell’autrice sono applicabili (secondo lo sguardo di chi scrive questa recensione) – sebbene con le dovute differenze e peculiarità- anche ai tentativi di regime change in Iran, da ultimo nell’inverno del 2026. Le contestazioni contro il caro vita, le sanzioni e la corruzione, in Europa sono state spacciate per “ventate di ribellione contro l’oscurantismo degli Ayatollah”.

I servizi segreti della casa Bianca e di Tel Aviv ammisero candidamente di aver infiltrato le piazze, perfino con armi e ingerenze militari. Abbiamo sentito tutti le dichiarazioni di Trump in merito ai diritti femminili essere spazzate via dalle minacce di sterminare una intera civiltà pochi giorni dopo e abbiamo visto i volti delle giovanissime studentesse di Minab uccise da un attacco deliberato. Su questi fatti il Movimento “Donna vita libertà” non però ha manifestato forte scandalo e indignazione, accettando anche di condividere piazze con bandiere di Israele e degli Usa. Molte rivoluzioni posticce hanno come unico scopo quello di mantenere lo status quo delle forze dominanti. Rivoluzionari sempre? Dipende per conto di chi e dal vero obiettivo di queste proteste colorate decise dalla Casa Bianca.   

 

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