Onu minaccia sanzioni se Sudan e Sudan del Sud non torneranno a negoziare

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Onu minaccia sanzioni se Sudan e Sudan del Sud non torneranno a negoziare

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Il consiglio di sicurezza ha adottato all’unanimità mercoledì una risoluzione che chiede la fine degli scontri tra Sudan e Sud Sudan e la ripresa dei negoziati entro due settimane. Di fronte al rischio di una guerra su vaste dimensioni, anche Russia e Cina, principale partner commerciale dei due Paesi, hanno messo da parte le loro riserve: “Il conflitto in atto tra Sudan e Sud Sudan è vicino a una guerra prolungata e su vasta scala”, ha detto l’ambasciatrice statunitense all’Onu, Susan Rice. “Rappresenta una minaccia evidente e presente per la pace e la sicurezza internazionale”. Il testo chiede che le due parti cessino subito le ostilita' e prevede, in caso uno o entrambi gli Stati non rispettino i termini del documento, l'ipotesi di sanzioni. La risoluzione chiede inoltre il ritiro senza condizioni delle forze armate nel proprio lato del confine e attivino entro una settimana i meccanismi necessari a garantire la sicurezza nelle zone di frontiera.  
Il fine dell'iniziativa del Consiglio di Sicurezza è di riportare le parti in conflitto al tavolo negoziale che permetta l'attuazione dei punti concordati il 20 giugno 2011, con l'Accordo per la sicurezza temporanea e le disposizioni amministrative per l'area di Abyei, delle disposizioni in materia di petrolio, e pagamenti connessi, la definizione dello status delle zone contese e la demarcazione dei confini. Si punta l'attenzione anche, e soprattutto, sull'aspetto umanitario esortando, "vivamente il Sudan e l'SPLM-N, in conflitto nell'area dei monti Nuba, ad accettare la proposta presentata da Unione Africana, Nazioni Unite e Lega araba, per consentire l'accesso degli aiuti alla popolazione colpita nelle due aree, assicurando accesso sicuro, libero e immediato alle organizzazioni umanitarie al fine di consentire assistenza alla popolazione colpita dal conflitto".
Il Sudan e il Sud Sudan, lo Stato nato lo scorso luglio, nelle ultime settimane si sono disputati la regione petrolifera di Heglig, conquistata per breve tempo dai soldati di Giuba e poi tornata nelle mani di Karthum. In questa zona di confine gli impianti petroliferi sono tornati a funzionare secondo il Sudan che sostiene di aver riparato le strutture danneggiate dal conflitto in appena una settimana e di puntare a produrre più dei precedenti 55.000 barili di petrolio al giorno.

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