ONU, Petro rompe il silenzio: Gaza, narcotraffico e il futuro dell’umanità (sottotitoli in italiano)

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ONU, Petro rompe il silenzio: Gaza, narcotraffico e il futuro dell’umanità (sottotitoli in italiano)

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Nel suo ultimo intervento all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite - che presentiamo sottotitolato in italiano - il presidente colombiano Gustavo Petro ha pronunciato un discorso destinato a rimanere tra i più incisivi della stagione politica globale. La sua voce ha squarciato il velo dell’ipocrisia internazionale denunciando senza mezzi termini il genocidio del popolo palestinese a Gaza, la guerra imperialista travestita da “lotta al narcotraffico” e l’avidità che spinge l’Occidente verso un collasso etico.

Petro ha accusato apertamente gli Stati Uniti di aver ordinato lanci di missili nel Mar dei Caraibi, denunciando così una barbarie che accomuna Gaza e l’America Latina, due fronti della stessa guerra contro i poveri e i popoli del Sud del mondo. Ha smascherato la retorica della “guerra alla droga” come strumento di dominio geopolitico e non di salute pubblica: la cocaina sequestrata e i narcos estradati dal suo governo non hanno impedito la criminalizzazione della Colombia, a dimostrazione che la vera posta in gioco è il controllo politico ed economico, non la giustizia.

Al cuore del discorso vi è però una visione radicale e lucida: la crisi climatica, le migrazioni forzate e le guerre non sono episodi separati ma effetti dello stesso sistema di dominio capitalista fondato sull'avidità. Petro ha messo in guardia il mondo intero: o l’umanità sceglierà la via della cooperazione multipolare, della democrazia globale e della transizione ecologica, oppure si precipiterà verso l’estinzione.

In un passaggio carico di forza simbolica, Petro ha evocato il ritorno del neonazismo in Occidente, dove si costruiscono campi di concentramento per migranti, si parla di “razze superiori” e si applaude a nuovi Hitler. Con questo monito, il presidente colombiano ha ricordato che il genocidio non è un ricordo del passato, ma una realtà presente che l’Occidente compie oggi in Palestina.

La sua conclusione è stata un appello alla coscienza universale: superare i limiti degli Stati-nazione, rifondare le Nazioni Unite come strumento di una umanità unita nella diversità, capace di scegliere la vita contro la barbarie. Le sue parole, scandite come un manifesto rivoluzionario, riecheggiano tra i popoli del Sud globale e tra quanti nel Nord si ribellano alle guerre infinite e alla menzogna mediatica.

 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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