Palmerola e il ritorno dell'ingerenza: Honduras verso operazioni congiunte con gli USA
Le dichiarazioni del capo di Stato maggiore riaccendono i sospetti su Palmerola, la base che già in passato è stata al centro di ombre e accuse di interferenza
"Su questo tipo di operazioni stiamo portando avanti un dialogo". Con queste parole il capo di Stato maggiore congiunto delle Forze armate honduregne, il generale Héctor Benjamín Valerio Ardón, ha confermato che Honduras e Stati Uniti stanno discutendo la possibilità di condurre operazioni di combattimento congiunte contro il crimine organizzato. Un'eventualità che, come afferma il militare, sarebbe ormai solo una questione di tempo.
?????????"Vamos por buen camino para poder asegurar (...) que el ejército de Estados Unidos pueda realizar operaciones”.
— TSiHonduras (@TSiHonduras) June 16, 2026
Héctor Benjamín Valerio, jefe del Estado Mayor Conjunto, sobre cooperación de seguridad con EE.UU. pic.twitter.com/fFFuqOpRN5
"Siamo sulla buona strada per poter garantire, se il signor presidente lo deciderà, che l'esercito degli Stati Uniti possa realizzare operazioni in Honduras", ha aggiunto Valerio, precisando che la parola finale spetta al presidente Nasry Asfura. Un via libera che appare scontato, visto il sostegno esplicito che lo stesso Asfura ha ricevuto da Donald Trump in campagna elettorale. Anche di più di un appoggio visto che i risultati delle elezioni sono stati molto contestati dal partito Libre che era favorito in tutti i sondaggi ed esprimeva la presidente uscente, Xiomara Castro.
Il generale ha poi cercato di sdrammatizzare la portata dell'annuncio, ricordando che la presenza statunitense in Honduras non rappresenterebbe una novità. "La DEA, la CIA sono agenzie di intelligence che lavorano da sempre nel paese", ha dichiarato, senza però entrare nel merito delle operazioni che negli anni hanno sollevato più di un dubbio sulla reale natura di quella cooperazione. Ha inoltre citato la base aerea di Soto Cano, conosciuta come Palmerola, definendola uno strumento collaudato per il coordinamento antinarcotico e le missioni umanitarie.
Ed è proprio Palmerola il simbolo di una presenza che molti in Honduras considerano molto ingombrante. Sulla struttura militare, attiva da quarant'anni, pesano sospetti mai del tutto chiariti riguardo al suo utilizzo durante il golpe che nel 2009 depose Manuel Zelaya. L'ex presidente Xiomara Castro, moglie di Zelaya, lo scorso anno aveva minacciato di chiudere la base, prendendo di petto l'amministrazione Trump. "In ambito militare, dove senza pagare un centesimo gli Stati Uniti hanno mantenuto basi nel nostro territorio per decenni, queste installazioni perderebbero ogni ragione di esistere in Honduras", aveva dichiarato la leader progressista nel gennaio 2025, in aperto contrasto con le politiche migratorie annunciate da Washington.
Quelle parole, però, appartengono a un'altra stagione politica. Le elezioni di novembre hanno segnato una svolta netta: la sconfitta della candidata di Libre, Rixi Moncada, e la vittoria di Asfura, sostenuto apertamente da Trump, hanno riportato il paese su un binario di stretta alleanza con gli Stati Uniti. Il presidente USA, secondo quanto emerso, aveva condizionato gli aiuti economici a Honduras all'esito del voto, spingendo perché fosse il candidato conservatore a prevalere.
Oggi, con un esecutivo allineato a Washington, l'ipotesi di operazioni militari congiunte torna a essere concreta. Ma gli interrogativi restano. Il paese è devastato dalla violenza delle organizzazioni criminali, come dimostra l'ultima strage di undici lavoratori in una piantagione di palma africana, eppure le basi statunitensi, presenti da decenni, non hanno mai prodotto un arretramento significativo del narcotraffico.
La domanda che molti osservatori si pongono, ascoltando le parole del generale Valerio, è se questa nuova cooperazione serva davvero a combattere il crimine o se, come già accaduto in passato, il pretesto della sicurezza nasconda piuttosto una rinnovata ingerenza. Le dichiarazioni ufficiali parlano di lotta al narcotraffico, ma la storia insegna che i confini tra cooperazione e controllo sono spesso più labili di quanto si voglia far credere. A tal proposito si vedano le 'operazioni' effettuate in Messico e Venezuela, oltre alle mire sul Brasile espresse dall'amministrazione Trump.


