Pensioni e sanità integrative sono tra le cause del progressivo ridimensionamento dello stato sociale
di Federico Giusti
Da anni il welfare è fermo, non espande i suoi servizi raccogliendo richieste e bisogni derivanti da una società sempre meno solidale. La flessibilità degli orari, le tipologie precarie del lavoro rendono assai difficile accudire bambini e anziani, i tempi di vita e quelli di lavoro entrano in collisione senza aiuti da parte dello Stato, generoso con le imprese ma sordo rispetto ai cittadini. Quanti chiedono un servizio nido con orari diversi da quelli canonici o delle strutture per anziani si scontrano con le esigenze di bilancio e una serie infinita di ostacoli che poi alla fine sono funzionali a non prendere atto della povertà dell'attuale welfare, anzi della sua inadeguatezza.
Da anni chiediamo ai sindacati di fermarsi ma invece perseverano nel ricorso ai bonus dentro la contrattazione di secondo livello per non parlare poi del continuo richiamo, nei contratti nazionali, a previdenza e sanità integrativa ormai elevati a punti salienti di una strategia che poi sposa i desiderata di chi il welfare universale vorrebbe abbatterlo. E tra i detrattori troviamo quanti ritengono una sorta di male minore scambiare porzioni di salario con benefit.
E a forza di perseverare su questa strada privatizzatrice (perchè nei fatti si ridimensiona l'universalità dello stato sociale), non desti scalpore nel vedere sindacati e associazioni datoriali unite su alcune battaglie che dovrebbero invece vederle schierati su poli opposti. E se i Governi, non ultimo quello Meloni, si muovono sulla stessa strada nessuno potrà gridare allo scandalo.
Le forme pensionistiche complementari per i più giovani sono uno strumento utile per garantirsi, domani, una pensione dignitosa, ma non sanno che anni fa venne deciso di sacrificare, per chi aderisce ai fondi pensioni, il Tfr proprio per indirizzarlo a una pensione integrativa.
Difficile difendere la previdenza se poi sei invischiato nella gestione di quella integrativa, ancora più arduo dimostrare ai senza memoria quanto sia stata fallimentare questa scelta dubitando anche della convenienza di tale operazione.
Sui volantini sindacali leggiamo che la previdenza integrativa conviene ai lavoratori, tuttavia se guardiamo il tasso di inflazione, con il rendimento del Tfr accantonato, qualche dubbio sorge perchè se il costo della vita aumenta i problemi iniziano a palesarsi. E per guadagnare qualche soldo in più sovente vengono proposte linee previdenziali a rischio, ad esempio si invita il dipendente ad acquistare titoli azionari di aziende che potrebbero cadere in crisi, ad esempio per l’aumento delle materie prime. Non c'è niente di sicuro nella speculazione finanziaria.
In Italia oltre 10 milioni di dipendenti sono iscritti alle tante forme della pensione integrativa, per aumentarne il numero ogni anno provano con il silenzio assenso, ossia quella norma che per i neoassunti prevede sei mesi di tempo per scegliere tra la previdenza integrativa e conservare invece il Tfr.
Rispetto a 3 o 4 anni fa gli iscritti sono aumentati di quasi il 7 %, le pressioni di parte sindacale sono sempre maggiori tanto da scambiare il sindacato stesso con una sorta di promotore dei fondi pensione.
Se tuttavia valutiamo i rendimenti non negli ultimissimi anni ma in un lasso di tempo maggiore i risultati della previdenza integrativa non sono così incoraggianti, anzi risulta più conveniente tenersi il Tfr. E quando parliamo di rendimenti dovremmo anche distinguere tra le varie offerte di previdenza integrativa fatto sta che i fondi pensione negoziali offrono dei rendimenti inferiori o comunque attorno all'1 per cento se prendiamo in esame l'ultimo decennio.
Se mettiamo a confronto inflazione e tasso di rendimento, quest'ultimo è rimasto indietro rispetto al costo della vita, di conseguenza la stessa previdenza integrativa uscirà decisamente indebolita al confronto degli interessi maturati dal Trattamento di fine rapporto in azienda cresciuto, nello stesso lasso di tempo, del 2,4% stando ai dati forniti dalla Covip.
Di conseguenza il tasso di rendita del Tfr in azienda non è svantaggioso come raccontato nelle narrazioni tossiche a favore della previdenza integrativa. Se invece volessimo ottenere rendimenti maggiori è anche possibile ma a rischio di ricavare anche perdite sostanziali ad esempio se nel portafoglio della previdenza integrativa si ritrovano titoli a rischio. I più vecchi ricorderanno le speculazioni finanziarie in Canada e negli Usa con operazioni avventate di Fondi di investimenti ai quali i lavoratori avevano affidato i loro risparmi, alla fine si sono ritrovati senza pensione e senza un intervento reale da parte del pubblico. che hanno letteralmente bruciato i risparmi dei lavoratori.
Un'altra proposta letta negli ultimi mesi è quella di favorire fiscalmente la previdenza integrativa più di quanti abbiano fatto fino ad oggi, accrescere il contributo datoriale. Tanta generosità dei datori e dei governi pensiamo sia a costo zero? O come merce di scambio potrebbe avere proprio il ridimensionamento del welfare universale?
E dietro ai fondi previdenziali legati ai contratti nazionali chi si muove? La gestione di alcune operazioni, si dice, viene affidata a multinazionali quali Allianz, Axa, e Blackrock, se confermata , tale notizia non indurrebbe a credere che il sindacato abbia calato le brache davanti al capitale?

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