Per Berlino la Russia non è parte del problema siriano, ma della sua soluzione.

Dal governo tedesco: colloqui con la Russia per la stabilizzazione del Medio Oriente. "Bisogna impedire che le strutture statali in Siria implodano o esplodano definitivamente"

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Per Berlino la Russia non è parte del problema siriano, ma della sua soluzione.

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Da Piccole Note:

Un intervento sui migranti che è anche altro e più importante quello firmato da Sigmar Gabriel e Frank-Walter Steinmaier, rispettivamente vice-cancelliere e ministro degli Esteri della Germania. Sulla Repubblica del 15 ottobre i due politici tedeschi si interpellano sulla nuova ondata di profughi e sulle reali possibilità di far fronte alla loro richiesta di nuove possibilità, sia in sede tedesca che europea. Nel loro scritto sgranano opportunità e insieme problemi, con realismo e intelligenza, nel tentativo di coniugare possibilità reali e ineludibili esigenze umanitarie.
 
Ma c’è un passaggio del loro scritto che appare più significativo di altri. Lo riportiamo: «Il compito più importante e sostenibile della nostra politica estera rimane quello di fronteggiare l’emergenza profughi laddove ha origine. Pertanto ci adoperiamo con forza a favore di soluzioni politiche per le grandi crisi e i focolai di conflitto in Medio Oriente e Nordafrica. Ciò include anche colloqui con la Russia, che ha agito in modo costruttivo nel raggiungimento dell’accordo sul nucleare con l’Iran. Bisogna impedire che le strutture statali in Siria implodano o esplodano definitivamente e che ancora più persone si mettano in viaggio verso di noi» (titolo articolo: Dialogare con la Russia per fermare la tragedia dei profughi).

 
Nota a margine. Assolutamente ragionevole la posizione dei due politici tedeschi, che ribadiscono una idea banale eppure tanto contrastata: la Russia non è parte del problema siriano, ma della sua soluzione. Solo una ipotesi di risoluzione della crisi condivisa con Mosca potrà porre fine al massacro. Ribadire allo sfinimento vecchie e nuove accuse contro Assad e Putin serve solo a non affrontare il nodo gordiano di un mattatoio a ciclo continuo. E di fatto a prolungarlo.
 
Interessante, tra l’altro, il passaggio nel quale si spiega che l’obiettivo di stabilizzare le aree di crisi in questione è obiettivo “sostenibile”. Un aggettivo evidentemente non usato a caso e che indica come il dispiegamento di tale azione pacificatrice non è auspicio lontano, ma possibilità reale (anche se evidentemente non immediata). Nel fumo del caos è di conforto.

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